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sabato 25 ottobre 2014

L'UCRAINA DOMANI AL VOTO: POCHE CERTEZZE E MOLTI RISCHI

Le elezioni parlamentari anticipate di domani in Ucraina sono il primo test per il presidente Petro Poroshenko, che si presenta con il Blocco che porta il suo nome, un'alleanza costituita dal suo partito
"Solidarietà" e da "Udar" di Vitaly Klitschko. Dopo il trionfo alle presidenziali di maggio, i sondaggi attribuiscono al capo dello Stato un risultato tra il 30-40%, a seconda degli istituti. Se, dunque, non ci dovrebbero essere sorprese sul vincitore, molta più incertezza c'è su quali partiti riusciranno a passare la soglia di sbarramento del 5% per entrare nella Rada e su quale panorama politico si presenterà dopo il voto. La formazione di una nuova maggioranza governativa potrebbe inoltre rivelarsi complicata e Poroshenko potrebbe essere costretto ad affidarsi a vecchi o nuovi partner. Anche per il premier Arseni Yatseniuk la tornata elettorale di domani è un banco di prova cruciale dopo quasi otto mesi di governo. Yatseniuk, che è arrivato alla guida del governo alla fine dello scorso febbraio sull'onda della rivolta di Maidan ma senza la legittimazione del voto popolare, si presenta agli elettori con una nuova formazione, il Fronte popolare (dato al 6-7%), nata dalla scissione di Patria, il partito di Yulia Tymoshenko (a sua volta accreditata dai sondaggi di un risultato tra il 6 e l'8%).

In questi mesi, le strade di Poroshenko e di Yatseniuk si sono via via allontanate soprattutto per quanto riguarda la politica estera e le relazioni con Mosca. Il presidente ha cercato, pur con molti stop&go, l'accordo diretto con Putin per risolvere la situazione nel Donbass; Yatseniuk ha invece spinto sul sentimento antirusso e, di fronte ad un elettorato moderato che guarda a Poroshenko, ha cercato di pescare voti nell'area nazionalista dove però hanno peso altri personaggi, a partire da Oleg Lyashko (la cui formazione è data dai sondaggi tra l'8 e il 12%). Il grande interrogativo riguarda dunque l'orientamento del prossimo governo e il nome del nuovo primo ministro, che non sarà necessariamente Arseni Yatseniuk. I conti saranno fatti dopo il voto, ma il rischio è che si ripresentino gli stessi problemi che caratterizzano il sistema politico ucraino dalla rivoluzione arancione di 10 anni fa. Con il potere esecutivo diviso tra presidente e premier, in base alla Costituzione adottata a marzo di quest'anno sul modello di quella del 2004, se dalle elezioni non emergesse una chiara maggioranza di governo, il rischio di uno stallo istituzionale è quanto mai concreto.

Dopo la rivoluzione che ha spazzato via Viktor Yanukovich il sistema oligarchico che controlla la politica e l'economia dell'Ucraina è rimasto sostanzialmente intatto. La campagna elettorale, condizionata inevitabilmente dal conflitto nel sud-est del Paese, ha approfondito le fratture tra i partiti di governo che, quand'anche fossero ricucite dopo il voto, corrono il rischio di riaprirsi in ogni momento a causa della situazione del Donbass. Le elezioni politiche anticipate di domani, del resto, sono state determinate la scorsa estate proprio dall'abbandono della maggioranza da parte dei nazionalisti di Oleg Tiahnybok e del partito "Udar" di Vitaly Klitschko che hanno tolto il sostegno al governo Yatseniuk. Il sistema elettorale, con la distribuzione maggioritaria di metà dei seggi, consentirà l'ingresso in parlamento di un gran numero di deputati per così dire indipendenti, legati spesso e volentieri ai poteri forti, che alla luce dei numeri andranno poi a sostenere uno schieramento piuttosto che l'altro. La sfida per Poroshenko sarà dunque quella di riuscire a formare una maggioranza omogenea e solida per realizzare le indispensabili riforme politiche ed economiche di cui il paese ha assoluto bisogno.

giovedì 23 ottobre 2014

BOSNIA: TRE ANALISI SUL VOTO DEL 12 OTTOBRE

Le elezioni del 12 ottobre in Bosnia Erzegovina hanno toccato praticamente tutte le istituzioni elettive del Paese. I 3.278.908 cittadini aventi diritto al voto (2.037.076 nella Federacija BiH, l'entità croato-bosgnacca, e 1.241.832 nella Republika Srpska, l'entità a maggioranza serba) erano chiamati a eleggere i 3 presidenti della presidenza nazionale tripartita, il presidente e 2 vicepresidenti della Republika Srpska, 42 parlamentari del parlamento nazionale, 83 parlamentari della RS, 98 membri del parlamentari e 289 rappresentanti cantonali della Federacija. In tutto 518 posti per i quali i candidati in lizza erano 7.748 (3.276 donne; 4.472 uomini) riuniti in 98 tra partiti, coalizioni e candidati indipendenti. Questo diluvio di numeri è il frutto dell'assetto istituzionale determinato dagli accordi di pace di Dayton che nel 1995 posero fine al conflitto fotografando la situazione sul terreno. E sono proprio quegli accordi che hanno determinato una situazione politico-istituzionale che appare ormai senza via d'uscita e che sta allontanando sempre più il Paese dalla prospettiva dell'integrazione in quella Unione Europea che ha essa stessa responsabilità nella situazione.

Qui di seguito tre interessanti commenti usciti nei giorni scorsi sull'esito del voto in Bosnia del 12 ottobre

La Bosnia di ieri
Andrea Oskari Rossini, Osservatorio Balcani e Caucaso, 13 ottobre 2014

Così la Bosnia torna al 1990
Rodolfo Toè, Il Foglio, 14 ottobre 2014

Il pantano politico bosniaco
Matteo Tacconi, Rassegna Est, 20 ottobre 2014

"VERDECORTINA": IL VIAGGIO LUNGO LA EX CORTINA DI FERRO RACCONTATO ANCHE IN UN LIBRO

"Verdecortina" è il racconto di un viaggio lungo la ex "cortina di ferro" compiuto da Matteo Tacconi, giornalista, saggista e coordinatore del portale Rassegnaest.com, insieme al fotografo Ignacio Maria Coccia, per raccontare come è cambiato quello che per quasi mezzo secolo fu il confine tra due Europe e i due sistemi politici e ideologici che facevano riferimento da una parte agli Usa e dall'altra all'Urss. Quella linea di confine che correva dal Baltico all'Adriatico, da Lubecca a Trieste, e che avrebbe potuto diventare la linea del fronte in caso di conflitto aperto tra i due blocchi, era segnata da reticolati e torrette di sorveglianza e vigilata da guardie armate e divideva profondamente l'Europa uscita a pezzi dalla seconda guerra mondiale: di quella divisione il muro di Berlino fu il simbolo più forte e drammatico.
Il viaggio di Tacconi e Coccia, realizzato venticinque anni dopo la caduta del muro, racconta come oggi la "cortina di ferro", per una serie di fortunate circostanze, si sia trasformata in una "cortina verde" di parchi e aree protette e di come la frontiera sia diventata più labile grazie alla riunificazione tedesca e all'allargamento dell'Unione Europea a est. Ed è lungo questa "cortina verde" che oggi si intrecciano memorie e ricordi, dimenticanze e rimozioni, nuove realtà e nostalgie.
Ora quel viaggio, dopo essere stato raccontato su Verdecortina.com e anche a Radio Radicale, è diventato un libro pubblicato grazie ad una campagna di fund raising e distribuito online.

L'intervista a Matteo Tacconi per Radio Radicale




Il sito ufficiale di Verdecortina

La pagina speciale realizzata da Radio Radicale con il racconto del viaggio

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est dedicato al viaggio


mercoledì 22 ottobre 2014

MILIARDARIO GRECO SI PRENDE L'OROLOGIO DEL BIG BEN

Un miliardario greco ha asportato l'orologio del Big Ben per portarlo in salvo e preservarlo dallo smog londinese. Di restituirlo per farlo tornare al suo posto non se ne parla proprio: al massimo è disponibile a prestarlo "per alcuni giorni". E' l'ultima trovata della campagna "Bring them back" che sostiene la restituzione delle sculture del Partenone portate a Londra oltre due secoli fa e custodite al British Museum.
Dopo un finto telegiornale in cui viene data la notizia della scomparsa dell'orologio dal Big Ben e intervistato il magnate greco che lo tiene nel giardino della sua villa, il video diventa serio e chiede agli spettatori: "Avete trovato questa storia divertente ma assurda? In realtà è esattamente ciò che la Grecia ha subito. Circa 200 anni fa l'ambasciatore inglese Lord Elgin, ha fatto tagliare e rimuovere un numero significativo di sculture di inestimabile valore storico e archeologico dal Partenone. La maggior parte di queste sono ora custodite al British Museum che si rifiuta di restituirle".

 
Lo scopo della campagna è chiaro e molto preciso: "Migliaia di pezzi di antichità greche sono ospitati al British Museum - è spiegato sul sito - La nostra campagna non chiede la restituzione di quelli. Chiediamo il ritorno delle sculture del Partenone in Grecia e la riunificazione del monumento. Noi utenti di Internet possiamo mobilitare l'opinione pubblica internazionale. Il nostro obiettivo può essere raggiunto in questo modo. Credi che questo sia giusto? Se sì, contribuisci perché questo obiettivo diventi realtà. la tua: "Riportiamoli indietro!".

lunedì 20 ottobre 2014

LA VISITA DI VLADIMIR PUTIN A BELGRADO

Nazionalisti serbi festeggiano Putin a Belgrado (Foto Afp)
Di Marina Szikora
Lo abbiamo anticipato in diverse occasioni, questo evento cosi' atteso e preparato nel minimo dei dettagli - niente ha potuto guastare le sei ore quasi divine della presenza di Vladimir Putin a Belgrado. Nemmeno le vicende piu' che sconvolgenti con conseguenze ancora incerte della recentissima partita di calcio tra la Serbia e l'Abania a Belgrado, a praticamente soltanto un giorno dall'arrivo dell'ospite preferito della Serbia. Il presidente russo, Vladimir Putin e' arrivato a Belgrado per partecipare alla parata militare “Un passo del vincitore” in occasione del 70ennario della liberazione di Belgrado dal fascismo. Sulle strade di Belgrado cerano circa 100.000 cittadini e l'evento e' stato trasmesso dalla TV statale. Ad accompagnare Putin c'era una vasta delegazione russa di circa 150 persone. “La Serbia e la Russia hanno molto in comune nel passato, e davanti a loro vi e' un buon futuro” ha detto Putin durante il suo incontro pubblico con il suo collega serbo, Tomislav Nikolic. Parlando, inevitabilmente, del Kosovo, la cui indipendenza la Russia continua a non riconoscerla, Putin ha sottolineato che sul Kosovo Mosca ha una posizione di principio che si basa non soltanto sulle relazioni di amicizia tra i due paesi, Serbia e Russia, bensi' sul diritto internazionale. “Appoggiamo la Serbia ed e' nostra intenzione di continuare a farlo” ha rassicurato Putin i suoi ospiti.

Il presidente serbo Tomislav Nikolic da parte sua ha detto che la Serbia vede in Russia il suo grande alleato, collaboratore e partner e che non mettera' a repentaglio la sua morale con nessun tipo di mal comportamento nei confronti della Russia. Nikolic ha valutato che la Serbia oggi non ha nemici, bensi' amici piccoli e grandi mentre la Russia la vede come un grande amico. Il presidente serbo ha indicato anche la comune radice slava che collega i due stati, la lingua, religione ortodossa, tradizione e cultura come anche il fatto che i due paesi erano sempre dalla stessa parte. Durante l'incontro con il premier serbo, Aleksandar Vucic, si e' detto che la Serbia non dimentichera' mai la partecipazione delle truppe russe nella liberazione della capitale serba nonche' il grande numero di vittime cadute per la liberta' di Belgrado e della Serbia. Va detto che nella parata militare svoltasi davanti a Putin e tutte le massime cariche dello stato serbo e davanti ai numerosi cittadini, partecipavano circa 4.500 membri di tutte le forze dell'Esercito della Serbia nonche' i 29 MIG del gruppo russo “Strizi”. Si e' trattato della prima parata militare organizzata a Belgrado dopo il lontano 1985.

L'opposizione serba ha insistito molo sul rendere pubblico i dettagli delle spese di questa visita, ma finora non ci sono state risposte da parte delle autorita' del paese. I critici concordano che l'organizzazone di una parata militare di questo tipo e in onore di Putin in questo momento e' inutile, soprattutto se si ha in mente la grave situazione economica in cui si trova la Serbia, ha scritto in vista della visita l'agenzia di stampa austriaca APA sottolineando il fatto che da novembre prossimo i salari dei dipendenti nel settore pubblico saranno ridimensionati del dieci per cento ma anche le pensioni perche' il governo serbo non puo' fare altro che continuare con le misure di risparmio. Non la pensa cosi' il premier serbo Vucic quando ha informato i suoi cittadini che il presidente Putin ha accettato la sua richiesta che la Serbia esporti una certa quota delle Fiat alla Federazione Russa. Vucic ha aggiunto che e' stata accordata inoltre l'esportazione dei prodotti di latte e formaggio dalla Serbia alla Russia il che, ha detto il premier serbo, e' molto importante per l'agricoltura serba. Questo, ha aggiunto Vucic, fara' aumentare lo scambio commerciale e il presidente Putin, durante i colloqui, ha avuto comprensione per gli operai serbi.

Vucic ha ribadito che la Serbia “si trova sul cammino verso l'Ue” e che non rinuncia a questo cammino ma la Serbia, al tempo stesso, e' grata alla Russia perche' essa comprende questa via della Serbia e rispetta anche la sua integrita' territoriale. Secondo le parole di Vucic, la Serbia ha dimostrato di essere amica della Russia anche quando non e' facile esserlo e che non ha introdotto le sanzione quando invece l'Ue lo ha fatto. Queste sanzioni, ha ribadito Vucic, le puo' introdurre un altro governo, ma questo governo della Serbia non lo fara'. Il premier serbo ha osservato che nel 2015 la Serbia assumera' la presidenza all'OSCE ed e' importante fino a quel momento dimostrare di essere in grado ad operare “a fin di risolvere i problemi nel mondo”. Il culmine dei ringraziamenti a Vladimir Putin a Belgrado e' stata la consegna delle onorificenze serbe. In questa occasione il presidente della Serbia Nikolic ha detto che la comune storia gloriosa della Serbia e Russia e' permanente e un legame insolvibile di fratellanza, amicizia che c'era da sempre, c'e' e ci sara' come orgoglio dei due stati e popoli e “per il benessere di ogni uomo di buona volona' nel mondo”. E' stato annunciato inoltre che la Serbia rivelera' a Belgrado un monumento all'imperatore russo Nikolaj Secondo Romanov il quale aveva salvato dalla distruzione l'esercito serbo e il popolo profugo, ha precisato Nikolic. Ha ricordato anche che durante il primo anno della Grande guerra i russi avevano mandato le navi militari e i suoi soldati a difendere la Belgrado sul fiume Sava e Danubio come se lottassero sulla Volga e sul Don. “La terra bagnata dal sangue comune e' un terra molto comune, la terra bagnata dal comune sangue dei difensori, e' una cosa sacra per i suoi eredi”, ha detto Nikolic. Ha aggiunto che anche 70 anni fa, spalla a spalla, partigiani e rosso armei aveano liberato ogni strada, ogni edificio di Belgrado lasciando il mitico segno “Min njet”.

Cosi' il presidente Putin ha ricevuto dal suo omologo serbo la piu' alta onorificenza dello stato. Rivolgendosi al presidente russo, Nikolic ha detto che questa onorificenza “e' sparso di sangue e lacrime del nostro popolo sofferente, colpito dalle armi che il soldato serbo portava nelle guerre”. E ornando l'ospite russo, il presidente della Serbia ha detto: “Portatelo come segno di ringraziamento del mio paese per ogni soldato del vostro paese che dalla Prima e Seconda guerra e' tornato dalla Serbia in Russia oppure, purtroppo, e' rimasto per sempre da noi. Portatelo come segno di ringraziamento per tutto quello che avete fatto e ancora oggi state facendo voi e il vostro popolo affinche' la Serbia in pace e liberta' possa salvaguardare la sua sovranita' e integrita' territoriale e possa progredire in tutti i segmenti della vita”.

Per quanto riguarda Bruxelles, cosi' i media serbi, il commissario europeo per l'allargamento uscente, Stefan Füle ha detto ancora in vista dell'arrivo di Putin a Belgrado che questa visita non dovrebbe preoccupare nessuno in Europa e che la Serbia ha dimostrato chiaramente e a piu' riprese il suo orientamento europeo. Esso non puo' essere messo a repentaglio o cambiato a causa di una visita, ha detto Füle. Il suo successore, Johannes Han ha affermato invece che se la Serbia vuole diventare stato membro dell'Ue, deve esaminare attentamente la sua decisione di non appoggiare le sanzioni dell'Unione contro la Russia e con lo stesso messaggio si e' fatto vivo anche il capo della delegazione UE a Belgrado, Michael Dewenport. Il quotidiano serbo 'Blic' scrive che secondo le parole di un funzionario Ue che voleva rimanere anonimo, Bruxelles con sempre maggiore preoccupazione segue l'avanzamento della Russia nei Balcani Occidentali il che viene vissuto come una minaccia alla stabilita' e alle integrazioni europee di questa regione. La stessa fonte ha dichiarato per il giornale serbo che “l'aiuto russo ha sempre un suo prezzo” e ha avvertito che bisogna ricordarsi i casi della Bielorussia e del Kazakhistan che con la Russia sono entrati a far parte della zona dello libero scambio.

Giorni fa, con il premier Vucic ha parlato anche il vicepresidente americano, Josepf Biden sul tema dell'appoggio di Washington alle riforme che si trovano davanti alla Serbia. La stampa serba afferma che il tema della visita di Putin a Belgrado non e' stata sul tappeto ma ci sono state le osservazioni dell'ex stretta collaboratrice del presidente americano, Karen Donfried che nella visita non c'e nulla di contestabile, ma che la comunita' internazionale seguira' con grande attenzione i messaggi che vi saranno espressi. L'ambasciatore americano in Serbia, Michael Kirby si e' occupato altrettanto di questa visita chiedendo sul perche' dell'arrivo di Putin a Belgrado quando si sa che la capitale serba e' stata liberata dalla Terza armata ucraina come parte dell'Armata rossa e entrando cosi' in polemica con l'ambasciatore russo a Belgrado, Cepurin.

Tutto sommato, gli analisti serbi considerano la visita del presidente russo come utile, soprattutto a causa degli accordi firmati. Il professore delle scienze politiche di Belgrado e commentatore politico, Predrag Simic ha valutato che la visita di Vladimir Putin ha un carattere “altamente simbolico” e ha rilevato che il livello delle relazioni tra Belgrado e Mosca sono in questo momento ad uno dei suoi culmini storici. Secondo questo ben noto esperto politico serbo, i messaggi di Putin a Belgrado sono molto importanti e oltrepassano la cornice delle relazioni bilaterali perche' riguardano l'intera regione e soprattutto l'Occidente. Questi, ha detto Simic, sono i primi messaggi che Putin manda al mondo, all'Ue e agli Stati Uniti dopo l'introduzione delle sanzioni e sempre secondo Simic saranno oggetto di molta attenzione. Tuttavia, e' stato notato che alla parata militare non c'erano molti diplomatici occidentali, soprattutto quelli piu' alti e questo in un certo modo parla della posizione degli Stati Uniti e della maggior parte dei paesi membri dell'Ue, ha constatato il professor Simic. Secondo gli analisti, quello che pero' non e' stata una buona notizia per la Serbia e' il fatto che Putin ha detto esplicitamente che per il South Stream ci deve essere una volonta' di tutte le parti.

Putin ha detto che paesi come la Serbia possono e devono occupare un posto sul mercato russo e ha annunciato che se verranno realizzati gli accordi firmati giovedi' a Belgrado, lo scambio commerciale tra la Russia e la Serbia potra' ben presto essere quello di 500 milioni di dollari. Sul gasdotto South Stream, Putin ha detto che e' come nell'amore: puo' essere felice soltanto se entrambi i protagonisti di questo processo meraviglioso continuino i loro rapporti. “Non possiamo costruire il gasdotto di un valore di oltre miliardi di dollari da soli se i nostri partner questo non lo vogliono” ha detto Putin ricordando che circostanze simili ci sono state anche all'inizio della costruzione dl Nord Stream mentre adesso tutti ne sono interessati.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 19 ottobre a Radio Radicale

LA BOSNIA ERZEGOVINA DOPO LE ELEZIONI: MOLTA DELUSIONE, NESSUN PASSO AVANTI

Di Marina Szikora
Il risultato delle elezioni del 12 ottobre in Bosnia Erzegovina desta poca speranza nella possibilita' di miglioramento della situazione economica e politica in Paese. Cosi' aveva prospettato nel suo commento Benjamin Pargan, redattore della edizione della Deutsche Welle in lingua bosniaca in vista delle elezioni politiche. Ed era tra i molti a pensarlo cosi'. I risultati post elettorali non hanno dato i numeri per contestarlo.

Le elezioni dello scorso 12 ottobre hanno riguardato tutti livelli del potere: la presidenza tripartita a rotazione della Bosnia Erzegovina, il Parlamento centrale, il Parlamento della Federazione di Bosnia Erzegovina (l' entita' a maggioranza bosgnacca e croata), il presidente e il vicepresidente della Republika Srpska (l'entita' a maggioranza serba), il Parlamento popolare della Republika Srpska e il Parlamento dei Cantoni della Federazione. Alle elezioni hanno partecipato in tutto 98 soggetti politici, vale a dire 50 partiti, 24 coalizioni e 24 candidati indipendenti. Sono stati precedentemente registrati 3.278.908 aventi voto e secondo i dati della Commissione elettorale centrale elettorale (Cik), sono stati accreditati circa 50.000 rappresentanti di lista dei soggetti politici concorrenti e 5.760 osservatori internazionali e di organizzazioni non governative. Secondo la CIK, tra le irregolarita' rilevate c'è stata, tra l'altro, la presenza nei registri degli aventi diritto al voto di persone morte prima della chiusura delle liste. Su questo fatto la Cik chiedera' un rapporto all'Agenzia nazionale per l'identificazione dei documenti e lo scambio di dati.

“Una collezione assurda delle anomalie politiche in combinazione con una lunga lista di fenomeni sociologici ben lontani da ogni logica e ragione. Cosi' in parole povere il resoconto delle elezioni nel paese con una sistema politico complicatissimo e assolutamente inefficace in tutta l'Europa”, commenta la Deutsche Welle tedesca e indica che ad esempio i classici temi economici durante la campagna elettorale avevano un ruolo secondario. Anche se i piu' importanti parametri dello sviluppo economico sono catastrofici. Va detto che il numero di disoccupati e' tra gli allucinanti 50 e 70 per cento, dipendentemente dalle fonti statistiche. Investimenti diretti dall'estero sono da anni ad un livello molto basso e gli investitori potenziali sono maggiormente preoccupati a causa del governo inefficace e corrotto, mentre l'infrastruttura non e' per niente sviluppata. La DW precisa che nonostante queste emergenze reali del paese, i politici di tutti i gruppi etnici durante la campagna elettorale avevano giocato sulla solita carta etnopolitica riuscendo cosi' a girare l'attenzione dei cittadini sui temi che anche alle precedenti elezioni si sono dimostrati soltanto come un'arma letale della retorica nazionalista. In effetti, si commenta, si tratta di lotte insensate ed inutili tra i gruppi etnici.

Purtroppo, un'altra volta cosi'. E la DW si giustifica affermando che proprio per questi motivi, i cittadini aventi voto della Bosnia devono accettare certe critiche. L'ingenuita' politica, un nazionalismo accecato, insufficiente comprensione dei processi democratici sono soltanto alcune di queste critiche e sono del tutto giustificate. Dopo queste elezioni, si afferma, la maggior parte degli elettori sono diventati complici di una tale casta politica. Perche' in sostanza, le elezioni sono trascorse liberamente, la popolazione aveva l'occasione di informarsi sufficientemente e di scegliere liberamente. Tuttavia non sarebbe giusto addossare la colpa soltanto agli elettori per la stagnazione che adesso e' stata confermata anche ufficialmente e democraticamente, conclude la DW.

Il commento del 'Tageszeitung' di Berlino e' invece che l'Unione Europea e' stata sconfitta nel suo stesso protettorato. In una delle analisi molto dure della stampa tedesca sulle elezioni in Bosnia Erzegovina si afferma che e' l'UE, e non il corpo elettorale, colpevole per il fatto che non vi e' progresso. 'Tageszeitung' scrive che la Bosnia adesso e' piu' lontana dall'Europa come mai prima. Non ci sono le riforme politiche ed economiche necessarie e aggiunge che la realta' bosniaca e' triste:  nel paese ci sono piu' politici che in qualsiasi altro paese dell'Europa. Si osserva che l'amministrazione statale e' corrotta e funziona minimamente, e siccome vi e' una quasi totale disindustrializzazione, non si puo' parlare nemmeno di economia in termini veri e propri. L'UE non e' soltanto un partner commerciale della Bosnia Erzegovina, anche la politica della Bosnia si decide a Bruxelles, afferma il 'Tageszeitung'.

Il giornale svizzero 'Neue Züricher Zeitung' osserva che i rappresentanti di tre gruppi etnici seguono gli obbiettivi che sono diametralmente opposti: mentre i bosgnacchi si impegnano per il rafforzamento delle istituzioni statali, i serbi non cedono al diritto all'autonomia. I croati tendono invece alla formazione di una terza entita'. Paragonata con la Croazia che dal luglio 2013 e' stato membro dell'UE e con la Serbia che a gennaio di quest'anno ha iniziato i negoziati di adesione, la Bosnia sta sempre di piu' indietro. Il Fondo monetario internazionale a causa della mancanza di riforme nel sanare il bilancio ha sospeso il suo programma di aiuti. L'isolamento della Bosnia in tutti i settori continua” conclude 'Neue Züricher Zeitung'.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 19 ottobre a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 19 ottobre


La corrispondenza è stata interamente dedicata al crisi politica-diplomatica tra Serbia e Albania dopo gli incidenti scoppiati in occasione della partita di calcio tra le due nazionali, valevole per le qualificazioni a Euro 2016, a causa del drone fatto volare sullo stadio Partizan di Belgrado con una bandiera inneggiante alla "Grande Albania". Le accuse delle autorità serbe e le reazioni di quelle albanesi, i rischi per la storica visita a Belgrado del premier albanese Edi Rama, i rimandi alla storia dei Balcani.


PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 19 ottobre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Grecia: intervista a Dimitri Deliolanes, corrispondente dall'Italia, il crollo della borsa, la situazione politica con le possibilità di elezioni anticipate a breve, Syriza primo partito, differenze e analogie con la situazione italiana;. 
Serbia: la visita ufficiale del presidente russo Vladimir Putin a Belgrado per le celebrazioni del 70° della liberazione dall'occupazione nazista, reazioni, commenti e analisi. 
Energia: in un rapporto della Commisione Europea le preoccupazioni per le debolezze dei Paesi balcanici in caso di diminuzione o chiusura delle forniture russe all'Europa. 
Albania: rimane alta la tensione con la Serbia dopo i gravi incidenti in occasione della partita tra le due nazionali provocati dal volo di un drone con la bandiera della "Grande Albania". 
Bosnia Erzegovina: i commenti e le analisi in Europa sulle elezioni del 12 ottobre che hanno confermato la situazione di stallo politico e istituzionale del Paese. 

Il ricordo di Antonio Russo, assassinato 14 anni fa in Georgia mentre seguiva la guerra in Cecenia, e di Sergio Stanzani ad un anno dalla scompars.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

giovedì 5 giugno 2014

LE ELEZIONI EUROPEE IN CROAZIA

Vincono il centro-destra e il socialdemocratico Tonino Picula (ma non il suo partito ed è bufera)

Di Marina Szikora
Le elezioni europee in Croazia sono trascorse comunque nell'ombra delle tragiche vicende delle alluvioni che settimana scorsa avevano colpito i tre paesi della regione, Serbia, Bosnia Erzegovina e Croazia. Per le migliaie di sfollati della Slavonia il pensiero e' fissato sul destino che ha visto l'annientamento della loro esistenza e quindi ben pochi di loro si sono recati alle urne in localita' provvisorie per votare i candidati croati al Parlamento Europeo. Malgrado questo fatto, come anche un po' si prevedeva, l'affluenza alle urne e' stata bassa, tra le piu' basse nell'Ue, poco oltre il 25 per cento. L'esito elettorale, anche se non innaspettato, e' stato un colpo duro per i governativi. Nel nuovo PE la Croazia avra' 11 deputati e per scelta dei suoi cittadini, 6 saranno dalle fila della coalizione di centro destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), la quale ha ottenuto 41,42 per cento di voti. La coalizione governativa, vale a dire il centro sinistra con a capo il Partito socialdemocratico ha ottenuto soltanto 4 seggi ovvero il 29,93 per cento mentre un mandato lo avra' il nuovo partito OraH - Sviluppo sostenibile della Croazia dell'ex ministro dell'ambiente, Mirela Holy, con 9,42 per cento di preferenze.

Vince il socialdemocratico Picula (ma non il partito)
Il vincitore in assoluto di queste elezioni, proprio come un anno fa, quando i cittadini croati si sono recati alle urne a causa dell'ingresso della Croazia all'Ue, e' il socialdemocratico Tonino Picula, gia' ministro degli esteri del governo di Ivica Račan. Tonino Picula ha ottenuto il 47,75 per cento di voti preferenziali anche se per volonta' del presidente del Partito socialdemocratico e attuale premier Zoran Milanović e' stato posizionato al solo quinto posto della lista della coalizione governativa. Oltre a Tonino Picula, dalla lista di centrosinistra, entrano nel PE Biljana Borzan, socialdemocratica, Jozo Radoš del Partito popolare croato – liberali democratici e l'istriano Ivan Jakovčić dell'IDS (al posto del capolista Neven Mimica che tornera' a svolgere il suo incarico di commissario europeo per i consumatori). Tonino Picula, il quale ha atteso i risultati nel suo ufficio con i suoi collaboratori ed assistenti e lontano dalla sede del Partito socialdemocratico, ha comunque dichiarato di essere „parte dello SDP“ e che questa vittoria non la puo' vivere diversamente che come riconoscimento e stimolo dei cittadini al Partito socialdemocratico cosi' come esso dovrebbe essere. „Senza modestie ritengo che i miei 24 anni nello SDP hanno un significato, non soltanto per i suoi membri ma anche per gli altri“ ha detto Picula aggiungendo di essere legalista e di aver rispettato la volonta' del presidente del suo partito per quanto riguarda il suo posto sulla lista, ma di aver saputo anche che il posizionamento definitivo sarebbe stato deciso dagli elettori.

La sconfitta del Partito socialdemocratico e' del tutto sorprendente ed inaspettata a Zagabria dove l'HDZ non ha trionfato dal lontano 1992. Come centro intelettuale, la capitale e' per anni stata la roccaforte della sinistra croata. Ma come ha scritto il quotidiano 'Jutarnji list' „la rossa Zagabria non esiste piu'“ e le elezioni europee hanno dimostrato che il primato dello SDP e' scomparso. Del crollo del partito di Milanović, prosegue 'Jutarnji list' parla anche l'alto posizionamento, al terzo posto, dell'OraH guidato dalla dissidente socialdemocratica Mirela Hol con 9,4 per cento di voti. Da aggiungere che la coalizione di centrosinistra ha perso i loro elettori tradizionali nei centri urbani. La vittoria e' stata assicurata in soltanto cinque centri delle regioni: Fiume, Koprivnica, Pola, Varaždin e Čakovec. Un anno fa, il Partito socialdemocrativo aveva vinto invece in 12 citta'. La maggiore sconfitta e' comunque quella a Zagabria e Spalato. Il piu' giovane partito in Croazia e' diventato quindi anche ufficialmente la terza opzione politica, i verdi di Mirela Holy, ovvero lo Sviluppo sostenibile della Croazia, OraH. L'ex ministro dell'Ambiente Mirela Holy si e' dimessa dal suo incarico e ha lasciato il Partito socialdemocratico dopo un presunto scandalo di abuso di ufficio.

Il governo Milanovic in difficoltà
Nella notte dei risultati, il premier Milanović ha detto che il suo Governo attualmente si trova in una situazione difficile: „a tal ragione ritengo questo risultato come una specie di stimolo, perche' lavoriamo sodo e difficilmente. La campagna adesso e' dietro di noi. Ma davanti a noi ci sono le nuove sfide ed i danni delle alluvioni che risolveremo. Non possiamo rinunciare! Andiamo avanti! Ancora piu' forte!“. Milanović si e' congratulato con tutti, anche con quelli del suo partito, senza pero' fare i nomi. Invece di congratularsi con il suo collega di partito, Tonino Picula, Milanović ha lodato la sua ex ministro che a suo tempo aveva destituito a causa di una e-mail compromettente: „Congratulazioni a Mirela Holy che ha ottenuto cosi' tanti voti“ ha detto il premier. Ha valutato la sua vittoria sorprendente soprattutto perche' senza infrastrutture partitiche.
Dalla lista dei vincitori, la coalizione del centro destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), i parlamentari europei sono: Ruža Tomašić, Andrej Plenković, Marijana Petir, Dubravka Šuica, Ivana Maletić e Davor Ivo Stier. Va sottolineato che, come l'anno scorso, dopo Tonino Picula, il massimo numero di voti preferenziali ha ottenuto l'euroscettica e controversa Ruža Tomašić del partito dell'estrema destra (HSP AS). Nonostante la grande soddisfazione per la vittoria, il presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko avverte che „non sono i tempi per essere euforici“ e fa ricordare le vittime delle alluvioni in Slavonia che stanno nelle sale sportive e non possono tornare ancora nelle loro case. Al governo Karamarko manda il messaggio di ascolatre i consigli dei vincitori sul come sanare i danni affinche' la gente possa tornare al piu' presto alla loro vita normale. Il lider dell'opposizione rileva che la Croazia „si trova in una situazione catastrofica, e' l'unico paese in Europa che non segna ancora la crescita“. L'HDZ con la sua mentalita' di vincitore, aggiunge Karamarko, e' arrivata al punto che dopo due anni, „da un esercito sconvolto ha creato un partito vincente“ e promette che questo „e' soltanto un secondo passo alla nostra vittoria che seguira' alle prossime elezioni presidenziali e parlamentari“.

Per la vicepresidente del governo e ministro degli esteri, Vesna Pusić, inoltre presidente del Partito popolare croato – liberali democratici, i risultati di queste elezioni sono un avvertimento al governo che deve iniziare a mostrare i risultati e continuare a lavorare concentratamente con obiettivi chiari e successi dimostrativi. „Ognuno che si trova nella nostra posizione e non lo capisce come un serio avvertimento non e' sufficientemente serio e responsabile verso il proprio lavoro“ ha sottolineato Vesna Pusić.
I media della regione mettono in evidenza i commenti della stampa croata che i risultati delle elezioni europee in Croazia sono un avvertimento allo SDP governativo e al premier Milanović. Rilevano in particolare il successo del partito OraH di Mirela Holy.

I commenti negli altri Paesi della regione
Secondo l'agenzia di stampa slovena, STA i risultati elettorali sono l'ultimo avvertimento al premier Milanović che deve cambiare il modo in cui il suo governo conduce il paese e indica che un ostacolo aggiutivo del premier e' il fatto che i suoi „sfidanti della sinistra“ Tonino Picula e Mirela Holy hanno vinto i mandati europei e grazie ai voti preferenziali sono in effetti „i veri vincitori“ di queste elezioni. Nonostante la sconfitta, aggiunge STA, la coalizione governativa e SDP rigettano come infondate le richieste di elezioni anticipate. Il quotidiano di Ljubljana „Delo“ valuta che per lo SDP sono stati nocivi i recenti „scandali di corruzione“ nel partito mentre l'HDZ che era appesantita dalla riputazione di un partito corrotto, a causa dell'ex premier e presidente del partito, Ivo Sanader, adesso si sta evidentemente riprendendo anche se l'attuale presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko, secondo i sondaggi, e' il politico croato piu' impopolare. Il portale sloveno Telekoma rilevando il successo del partito di Mirela Holy, la vera sorpresa delle elezioni, sottolinea che con questo partito in quanto membro dei Verdi, a differenza della maggior parte degli stati membri dell'Ue che si sono girati verso i partiti di estrema destra o sinistra o agli euroscettici, gli elettori croati hanno „scoperto“ improvvisamente di preferire i movimenti ecologici e i partiti verdi.

I media in BiH hanno messo in primo piano l'avanzamento dei gruppi di destra, ultranazionalisti e hanno informato che la Croazia ha favoreggiato la coalizione di destra guidata dall'HDZ. Indicano inoltre le aspettative dei maggiori politici croati della BiH che queste elezioni potrebbero essere positive anche per la BiH. I rappresentanti croati della BiH che hanno altrettanto votato a queste elezioni hanno ritenuto questo voto di estrema importanza. Secondo Vjekoslav Bevanda, l'attuale presidente del Consiglio di ministri questa e' una cosa estremamente positiva per la BiH perche' rafforza la coscienza europea“. Grazie ai parlamentari croati sono state sollecitate certe iniziative che sono state molto utili per la BiH perche' l'immagine di questo paese e' stata presentata piu' chiaramente nelle istituzioni europee, ha detto Bevanda. La Radiotelevisione serba e i media della Serbia hanno messo in evidenza „la vittoria del centro destra in Croazia e in Slovenia“ rilevando il fatto che il relatore per la Serbia al PE, lo sloveno Jelko Kacin non e' riuscito a vincere il suo terzo mandato e riportano le valutazioni dello stesso Kacin che i risultati in Slovenia „rappresentano un momento di verita' della politica slovena“.

Il quotidiano serbo 'Blic' riporta invece le valutazioni del capo dello stato croato Ivo Josipović secondo il quale i risultati delle elezioni per il rinnovo del PE sia in Croazia che in altri paesi membri dell'Ue dimostrano che gli europei non sono soddisfatti con le opzioni politiche dominanti: „vi ha sicuramente contribuito il fatto che in molti paesi non e' stata trovata la risposta alla crisi“ ritiene il capo del piu' giovane stato membro dell'Ue, scrive 'Blic' e aggiunge che per il presidente Josipović i risultati in Croazia dimostrano una seria sconfitta della coalizione governativa. „Mi preoccupa che in alcuni paesi vicini emerge l'antisemitismo, unita' paramilitari e alcuni fenomeni sulla scena politica che trasmettono reminiscenze dei tempi precedenti alla Seconda guerra mondiale“ ha detto Josipović. Per quanto riguarda la situazione in Croazia, 'Blic' cita le osservazioni del capo di stato croato secondo il quale proprio il fatto del successo di Mirela Holi e di Tonino Picula, vale a dire dei politici che il premier Zoran Milanović „ha fatto allontanare“ dimostrano che si tratta di problemi all'interno del maggiore partito governativo, il Partito socialdemocratico che devono essere risolti.

Il testo è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 29 maggio a Radio Radicale

giovedì 29 maggio 2014

L'ESITO DELLE ELEZIONI EUROPEE IN CROAZIA

Vince l'opposizione di centro-destra, si affermano gli ecologisti e scoppia la bufera tra i socialdemocratici


Di Marina Szikora
Le elezioni europee in Croazia sono trascorse all'ombra delle tragiche vicende delle alluvioni che settimana scorsa avevano colpito i tre paesi della regione, Serbia, Bosnia Erzegovina e Croazia. Per le migliaia di sfollati della Slavonia il pensiero e' fissato sul destino che ha visto l'annientamento della loro esistenza e quindi ben pochi di loro si sono recati alle urne in localita' provvisorie per votare i candidati croati al Parlamento Europeo. Come anche un po' si prevedeva, l'affluenza alle urne e' stata bassa, tra le piu' basse nell'Unione Europea, poco oltre il 25 per cento. L'esito elettorale, anche se non inaspettato, e' stato un colpo duro per i partiti che sostengono il governo. Nel nuovo Parlamento europeo la Croazia avra' 11 deputati e, per volontà degli elettori, 6 proverranno dalle fila della coalizione di centro-destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), la quale ha ottenuto 41,42 per cento di voti. La coalizione governativa, vale a dire il centro sinistra con a capo il Partito socialdemocratico, ha ottenuto soltanto 4 seggi ovvero il 29,93 per cento mentre un seggio lo avra' il nuovo partito OraH (Sviluppo sostenibile della Croazia) dell'ex ministro dell'ambiente, Mirela Holy, con il 9,42 per cento di preferenze.

Vince Tonino Picula, il socialdemocratico che non piace a Milanovic
Il vincitore in assoluto di queste elezioni, proprio come un anno fa, quando i cittadini croati si sono recati alle urne per la prima volta in vista dell'ingresso della Croazia nell'Unione Europea, e' il socialdemocratico Tonino Picula, gia' ministro degli Esteri del governo di Ivica Račan, che ha ottenuto il 47,75 per cento di preferenze anche se per volonta' dell'attuale presidente del Partito socialdemocratico e attuale premier Zoran Milanović e' stato posizionato solo al quinto posto della lista della coalizione governativa. Oltre a Tonino Picula, dalla lista di centrosinistra, entrano al Parlamento Europeo anche Biljana Borzan, socialdemocratica, Jozo Radoš del Partito popolare croato–Liberali democratici e l'istriano Ivan Jakovčić dell'IDS (al posto del capolista Neven Mimica che tornera' a svolgere il suo incarico di commissario europeo per i consumatori). Picula, che ha atteso i risultati nel suo ufficio con i suoi collaboratori lontano dalla sede del partito, ha comunque dichiarato di essere “parte del SDP” e che questa vittoria non la puo' vivere altro che come un riconoscimento e uno stimolo dei cittadini al Partito socialdemocratico cosi' come esso dovrebbe essere. “Senza modestia, ritengo che i miei 24 anni nello SDP hanno un significato, non soltanto per i suoi membri ma anche per gli altri”, ha detto Picula aggiungendo di essere per la legalità e di aver rispettato la volonta' del presidente del suo partito per quanto riguarda il suo posto sulla lista, ma di aver saputo anche che il posizionamento definitivo sarebbe stato deciso dagli elettori.

I socialdemocratici perdono Zagabria
La sconfitta del Partito socialdemocratico e' del tutto sorprendente ed inaspettata a Zagabria dove l'HDZ non trionfava dal lontano 1992. Come centro intellettuale, la capitale e' per anni stata la roccaforte della sinistra croata, ma come ha scritto il quotidiano 'Jutarnji list' “la rossa Zagabria non esiste piu'” e le elezioni europee hanno dimostrato che il primato dello SDP e' scomparso. Il crollo del partito di Milanović, prosegue 'Jutarnji list', è dimostrato anche dal terzo posto dell'OraH guidato dalla dissidente socialdemocratica Mirela Hol con il 9,4 per cento di voti. Da aggiungere che la coalizione di centrosinistra ha perso i suoi elettori tradizionali nei centri urbani. La vittoria e' stata assicurata in soltanto cinque centri delle regioni: Fiume, Koprivnica, Pola, Varaždin e Čakovec. Un anno fa, il Partito socialdemocrativo aveva vinto invece in 12 citta'. Le maggiori sconfitte sono comunque quelle di Zagabria e di Spalato. Il piu' giovane partito in Croazia e' diventato quindi anche ufficialmente la terza forza politica: i verdi di “Sviluppo sostenibile della Croazia” (OraH) dell'ex ministro dell'Ambiente Mirela Holy che si era dimessa dal suo incarico e aveva lasciato il Partito socialdemocratico dopo un presunto scandalo di abuso di ufficio.

Nella notte dei risultati, il premier Milanović ha detto che il suo Governo attualmente si trova in una situazione difficile: “Per tale ragione ritengo questo risultato come una specie di stimolo, perche' lavoriamo sodo e difficilmente. La campagna adesso e' dietro di noi. Ma davanti a noi ci sono le nuove sfide ed i danni delle alluvioni che risolveremo. Non possiamo rinunciare: andiamo avanti ancora piu' forte”. Milanović si e' congratulato con tutti, anche con quelli del suo partito, senza pero' fare i nomi ed invece di congratularsi con il suo collega di partito, Tonino Picula, per la sua affermazione, Milanović ha lodato la sua ex ministro che a suo tempo aveva destituito a causa di una e-mail compromettente, giudicando l'affermazione di Mirela Holy “che ha ottenuto cosi' tanti voti” una sorpresa soprattutto perche' ottenuta senza strutture di partito alle spalle.

I vincitori del centro-destra
Dalla lista dei vincitori, la coalizione del centro destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), i parlamentari europei sono: Ruža Tomašić, Andrej Plenković, Marijana Petir, Dubravka Šuica, Ivana Maletić e Davor Ivo Stier. Va sottolineato che, come l'anno scorso, dopo Tonino Picula, il massimo numero di preferenze lo ha ottenuto l'euroscettica Ruža Tomašić controversa figura del partito dell'estrema destra HSP AS. Nonostante la grande soddisfazione per la vittoria, il presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko, avverte che “non sono i tempi per essere euforici” e ricorda le vittime delle alluvioni in Slavonia ancora sfollati nei palasport e in altre strutture di fortuna e non possono tornare ancora nelle loro case. Al governo Karamarko manda il messaggio di ascoltare i consigli dei vincitori su come riparare i danni affinche' la gente possa tornare al piu' presto alla sua vita normale. Il leader dell'opposizione rileva che la Croazia “si trova in una situazione catastrofica, mentre e' l'unico paese in Europa che non segna ancora la crescita”. L'HDZ con una mentalita'  vincente, aggiunge Karamarko, e' arrivata al punto che dopo due anni, “da un esercito sconvolto ha creato un partito vincente” e promette che questo “e' soltanto un secondo passo alla nostra vittoria che seguira' alle prossime elezioni presidenziali e parlamentari”. Per la vicepresidente del governo e ministro degli esteri, Vesna Pusić, presidente del Partito popolare croato-Liberali democratici, i risultati di queste elezioni sono un avvertimento al governo che deve iniziare a ottenere risultati e continuare a lavorare restando concentrati sugli obiettivi chiari da realizzare. “Ognuno che si trova nella nostra posizione e non lo avverte come un serio avvertimento non e' sufficientemente serio e responsabile verso il proprio lavoro“, ha sottolineato Vesna Pusić.

I commenti sui media della regione
I media della regione mettono in evidenza i commenti della stampa croata che i risultati delle elezioni europee in Croazia sono un avvertimento al SDP, principale forza di governo e al premier Milanović e rilevano in particolare il successo del partito OraH di Mirela Holy. Secondo l'agenzia di stampa slovena STA, i risultati elettorali sono l'ultimo avvertimento al premier Milanović che deve cambiare il modo in cui il suo governo conduce il paese e indica che un ostacolo ulteriore del premier e' il fatto che i suoi “sfidanti a sinistra” Tonino Picula e Mirela Holy hanno conquistato un seggio europeo e grazie ai voti di preferenza sono in effetti “i veri vincitori” di queste elezioni. Nonostante la sconfitta, aggiunge STA, la coalizione governativa e l'SDP rigettano come infondate le richieste di elezioni anticipate. Il quotidiano di Ljubljana 'Delo' valuta che per lo SDP sono stati nocivi i recenti “scandali di corruzione” nel partito mentre l'HDZ che era appesantito dalla reputazione di essere un partito corrotto, a causa delle condanne per l'ex premier e presidente del partito, Ivo Sanader, adesso si sta evidentemente riprendendo anche se l'attuale presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko, secondo i sondaggi, e' il politico croato piu' impopolare. Il portale sloveno Telekoma rilevando il successo del partito di Mirela Holy, la vera sorpresa delle elezioni, sottolinea che con questo partito, aderente al gruppo dei Verdi, a differenza di quanto avvenuto nella maggior parte degli stati membri dell'Ue che si sono girati verso i partiti di estrema destra o sinistra o agli euroscettici, gli elettori croati hanno “scoperto” improvvisamente di preferire i movimenti ecologisti e i partiti verdi.

I media in Bosnia Erzegovina hanno messo in primo piano l'avanzamento dei gruppi di destra, ultranazionalisti e hanno informato che la Croazia ha premiato la coalizione di destra guidata dall'HDZ. Indicano inoltre le aspettative dei maggiori politici croati della Bosnia Erzegovina che queste elezioni potrebbero essere positive anche per quest'ultimo Paese. I rappresentanti croato-bosniaci che hanno altrettanto votato a queste elezioni hanno ritenuto questo voto di estrema importanza. Secondo Vjekoslav Bevanda, l'attuale presidente del Consiglio di ministri, questa e' una cosa estremamente positiva per la Bosnia perche' rafforza la coscienza europea. “Grazie ai parlamentari croati sono state sollecitate certe iniziative che sono state molto utili per la Bosnia Erzegovina perche' l'immagine di questo paese e' stata presentata piu' chiaramente nelle istituzioni europee”, ha detto Bevanda. La Radiotelevisione serba e i media della Serbia hanno messo in evidenza “la vittoria del centro destra in Croazia e in Slovenia” rilevando che il relatore per la Serbia al Parlamento europeo, lo sloveno Jelko Kacin, non e' riuscito a conquistare il suo terzo mandato, e riportano le valutazioni dello stesso Kacin che i risultati in Slovenia “rappresentano un momento di verita' della politica slovena”.

Il quotidiano serbo 'Blic' riporta invece le valutazioni del capo dello stato croato Ivo Josipović secondo il quale i risultati delle elezioni per il rinnovo del PE sia in Croazia che in altri paesi membri dell'Unione dimostrano che gli europei non sono soddisfatti con le opzioni politiche dominanti: “Vi ha sicuramente contribuito il fatto che in molti paesi non e' stata trovata la risposta alla crisi”, ritiene il capo del piu' giovane stato membro dell'Unione Europea, scrive 'Blic' e aggiunge che per il presidente Josipović i risultati in Croazia dimostrano una seria sconfitta della coalizione governativa. “Mi preoccupa che in alcuni paesi vicini emerga l'antisemitismo, ci siano unita' paramilitari e alcuni fenomeni sulla scena politica che trasmettono reminiscenze dei tempi precedenti alla Seconda guerra mondiale”, ha detto Josipović. Per quanto riguarda la situazione in Croazia, 'Blic' cita le osservazioni del capo di stato croato secondo il quale proprio il successo di Mirela Holi e di Tonino Picula, vale a dire dei politici che il premier Zoran Milanović “ha fatto allontanare” dimostrano che si tratta di problemi interni del maggiore partito governativo, il Partito socialdemocratico, che devono essere risolti.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale