LAVORI IN CORSO

DOPO QUALCHE MESE DI SILENZIO IL BLOG STA TORNANDO ALLA NORMALE ATTIVITA'. LE PUNTATE DI "PASSAGGIO A SUD EST", GLI SPECIALI E LE INTERVISTE NON PUBBLICATE SONO COMUNQUE REPERIBILI SUL SITO DI RADIORADICALE.IT

lunedì 15 dicembre 2014

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 14 dicembre


Albania
Dopo mesi di scontro politico senza vie d'uscita e dopo le pressioni internazionali, in particolare da Bruxelles, l'opposizione di centro-destra potrebbe rientrare in parlamento, mettendo fine all' "Aventino" che sta mettendo a rischio il processo di riforma chiesto dall'Unione Europea.

Kosovo/1
Raggiunto l'accordo politico tra Lega democratica, Partito democratico e Lista Srpska (sostenuta da Belgrado) per la formazione del nuovo governo. La nuova maggioranza ha molti punti deboli, ma è molto importante l'accordo sull'autonomia amministrativa dei serbi del nord, per la garanzia dei diritti delle minoranze e per la tutela della chiesa ortodossa.

Kosovo/2
L'Unione Europea vuole vederci chiaro nello scandalo sulla presunta corruzione che coinvolgerebbe alcuni funzionari della missione civile europea Eulex.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 14 dicembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

La prima parte della puntata è dedicata alla Grecia: l'annuncio delle elezioni presidenziali anticipate, con conseguente rischio di crisi politica e scioglimento anticipato del parlamento, e il conseguente crollo della borsa, con ripercussioni negative su tutti i mercati europei e sull'euro, ma anche la vicenda di Nikos Romanos, il giovane di 21 anni detenuto in sciopero della fame per ottenere di poter studiare all'università. Interviste al sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e a Elisabetta Casalotti, giornalista di Eleftherotypia.

Si parla poi di Serbia e dei rapporti bilaterali con l'Italia a proposito della visita a Roma del premier Alksandar Vucic che ha incontrato il presidente della Repubblica, Napolitano, il presidente del Senato, Grasso, e il presidente del Consiglio Renzi con cui ha parlato, tra l'altro, del percorso di integrazione europea di Belgrado e delle possibili alternative a South Stream. Intervista al  sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.

Si prosegue con un ampia pagina sul Kosovo: l'accordo di governo tra Partito democratico, Lega democratica e Lista Srpska con il conseguente accordo sull'autonomia amministrativa dei serbi del nord Kosovo, la garanzia delle minoranze e la tutela dei beni della chiesa ortodossa. Poi l'inchiesta dell'Unione Europa sui presunti casi di corruzione che avrebbero coinvolto funzionari della missione civile europea Eulex.

In Croazia è iniziata la campagna elettorale per la elezioni presidenziali il cui primo turno è fissato il prossimo 29 dicembre e il presidente Ivo Josipovic si presenta per un secondo mandato. I suoi prrincipali sfidanti e i loro programmi elettorali.

In Albania, dopo le pressioni venute da Bruxelles l'opposizione di centro-destra potrebbe rientrare in parlamento mettendo fine a mesi di scontro politico senza uscita con la maggioranza di centro-sinistra che sostiene il governo di Edi Rama.

Infine si parla di crimini di guerra: dopo le polemiche seguite alla liberazione condizionale del leader ultranazionalista serbo sotto processo al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, l'imbarazzo del governo di Belgrado, le dure proteste della Croazia e una mozione di censure votata, non senza distinguo, dal Parlamento europeo, il "caso Seselj" è arrivato anche al consiglio di sicurezza dell'Onu.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

mercoledì 10 dicembre 2014

GRECIA: IL GOVERNO ANNUNCIA ELEZIONI PRESIDENZIALI ANTICIPATE, CROLLA LA BORSA

Intervista a Elisabetta Casalotti, giornalista di Elftherotypia

Il premier greco Antonis Samaras ha annunciato che le elezioni presidenziali anticipate si terranno con due mesi di anticipo: il parlamento voterà il successore di Karolos Papoulias il 17 dicembre. Se, come quasi certo, non sarà raggiunto il qorum necessario, le successive votazioni si terranno il 22 e il 27 dicembre. In caso di mancata elezione (ipotesi assai probabile, visto che il candidato unico, l'ex commissario europeo Stavros Dimas, potrà contare su una maggioranza di 155 voti ma per l'elezione ne occorrono 180 che difficilmente potrà ottenere) il parlamento sarà sciolto e si andrà a elezioni anticipate, probabilmente all'inizio di febbraio. Tutti i sondaggi danno al momento in vantaggio Syriza, la coalizione della sinistra radicale che intende rinegioziare il piano si salvataggio internazionale. Da marzo, però, la Grecia sarà priva di protezione.

Le notizie provenienti dalla Grecia hanno provocato una tempesta sui mercati: la borsa di Atenza è crollata di quasi il 13% - il ribasso peggiore da 27 anni - trascinando al ribasso tutte le piazze finianziarie europee che in un giorno hanno bruciato oltre 200 miliardi. Anche lo spread dei titoli di Stato greci è schizzato verso l'alto. Si riaffacciano così i timori per il futuro dell'euro. Tutto questo mentre la Grecia si prepara ad un Natale al freddo e sempre all'insegna della profonda crisi economica e sociale che da diversi anni attanaglia il Paese.

Intanto il paese è scosso dalla vicenda di Nikos Romanos, il giovani studente di 21 anni, in carcere con pesanti accuse, in sciopero della fame (che minaccia di trasformare in scioperio della sete) per ottenere il permesso dis tudiare all'università, e le cui condizioni si sono aggravate al punto da far temere seriamente per la sua vita.

Ascolta l'intervista per Radio Radicale

QUESTA SETTIMANA SU "RASSEGNA EST"


Notiziario politico-economico sui paesi dell'Europa centrale, balcanica e post-sovietica. I fatti e i numeri.   
___

La Russia ferita dai numeri
Sanzioni, crollo dei prezzi del petrolio e svalutazione del rublo stanno piegando l’economia russa. Il “quadro clinico”, numero dopo numero. Ma lo spettro del default del 1998 è ancora lontano.  

Corruzione: l’Est migliora, l’Italia no
Il Corruption Perceptions Index, elaborato da Transparency International, rivela ancora una volta che i paesi della “nuova” Europa funzionano meglio del nostro, quanto a lotta alla corruzione. Male, invece, l’ex Unione sovietica. Balcani a corrente alternata.

Banca dati per le aziende
Tutto quello che c’è da sapere per chi investe a Est.  
Previsioni di crescita 2014-2019
Indici competitivi
Fisco
Fondi strutturali
Bandi pubblici
Import, export
I rapporti con l’Italia

Largo al forestiero
L’Ucraina forma il nuovo esecutivo. Tre i ministri di nazionalità straniera. Fa discutere la creazione del ministero dell’informazione. Nella coalizione si intravedono già delle crepe. Ne abbiamo scritto per Limes e Askanews.

Bad bank, di nome e di fatto
La creazione di una banca per i titoli tossici è un normale rimedio, per un paese in crisi. Ma in Slovenia non tutto è andato così ordinariamente. E a rimetterci sono i cittadini.

Mosca-Ankara, la grande realpolitik
Sfuma South Stream, ma i progetti energetici russi ricominciano, almeno sulla carta, sempre dalla Turchia. Con cui negli ultimi anni i rapporti economici sono cresciuti molto rapidamente. Cronaca di un’amicizia di interessi.

Romania on the road
Un viaggio nel paese, fuori dalle rotte tradizionali, per raccontare la caduta del regime di Ceausescu. L’abbiamo fatto cinque anni fa. Ma il “ripescaggio” è ancora attuale.

Il filosofo di Putin
Conservatore. Anti-bolscevico. A favore di un governo autoritario, ma non dittatoriale. Chi è Ivan Ilyn, il pensatore preferito del presidente russo.

Turingia rossa
Svolta in Germania. Nel Land orientale sale al potere un presidente della Linke, partito che include gli ex comunisti della Ddr. Alleanza con Spd e Verdi. Situazione da tenere d’occhio, in vista delle politiche del 2017.  

lunedì 8 dicembre 2014

LA RUSSIA ANNUNCIA LA FINE DI SOUTH STREAM: LE PREOCCUPAZIONI NEI BALCANI

La Russia ha dichiarato la fine del progetto South Stream, il gasdotto - frutto di una joint venture tra Gazprom, Eni Edf e Wintershall - che avrebbe dovuto portare il gas russo in Europa occidentale attraverso i Balcani aggirando l'Ucraina. La chiusura del progetto, annunciata dal presidente russo Putin ad Ankara e confermata dal numero uno di gazprom Miller, ha suscitato sconcerto e preoccupazioni nei Paesi balcanici interessati al passaggio della pipeline.

Di Marina Szikora
Poco prima della notizia della fine del progetto South Stream, Joe Biden, il vicepresidente americano ha menzionato la Croazia come un centro energetico regionale, scrive il quotidiano croato 'Slobodna Dalmacija' di Spalato. Si tratta delle osservazioni di Biden al recente summit del Consiglio atlantico ad Istanbul quando ha parlato del fatto che la Croazia ha i potenziali per diventare “centro energetico regionale”. Ma allora, scrive il giornale croato, Biden probabilmente non sapeva ancora che il presidente russo, Vladimir Puti e il direttore di “Gazprom”, Aleksej Millersamo, una settimana dopo renderanno pubblico che il piano della costruzione del cosi detto South Stream, vale a dire il progetto dell' approvvigionamento dell'Europa sudorientale con il gas russo attraverso il Mar nero sia morto. Biden sapeva pero' benissimo delle pressioni dell'Ue sulla Bulgaria, durate da mesi, nonche' della posizione negativa della Commissione europea verso la costruzione del South Stream e quello ancora piu' importante, il comune dissenso dell'Ue e della NATO alla diffusione dell'influenza russa in questa parte d'Europa.

Il quotidiano croato rileva che la notizia del rinuncio al South Stream, di un valore complessivo di 40 miliardi di dollari ha scioccato e causato incredulita' del governo dei nostri vicini serbi che proprio su questo progetto basavano la loro stabilita' energetica. Da parte del governo croato arrivano invece dichiarazioni presuntuose. Tuttavia, bisogna dire, scrive 'Slobodna Dalmazia' che il nostro esecutivo non ha particolari meriti per la posizione della Croazia in questo “gioco” tra l'Occidente e la Russia. Sembra che stiamo sulla buona via di diventare il leader energetico della regione – senza alcuna colpa! Lo si puo' dedurre dal commento del ministro dell'economia croato, Ivan Vrdoljak: “Il rinuncio da parte della Russia non ci riguarda minimamente, non minaccia la nostra strategia energetica. Noi abbiamo aperto l'opzione della costruzione del braccio per il South Stream perche' la Croazia non aveva la possibilita' di essere sulla trasse principale del South Stream. Di seguito abbiamo iniziato il progetto di esplorazione del gas e del petrolio nonche' la costruzione del terminale LNG e questo evidentemente sara' una opzione di fornitura del gas in questa parte d'Europa. E evidentemente avevamo ragione” ha detto il ministro croato. Un noto esperto economico croato, Damir Novotny, osserva pero' che la Croazia finora dipendeva troppo dal gas della Russia e l'aumento di questa dipendenza non sarebbe buono ne' per l'economia ne' per la stabilita' politica nella regione. “... questa e' l'occasione di ricuperare gli anni perduti e ne abbiamo perso almeno 15 fidandoci dell'approvvigionamento da una sola fonte” e' dell'opinione l'esperto economico croato e aggiunge che questo dovrebbe essere anche uno stimolo per l'esplorazione delle possibili fonti petrolifere nel nostro mare ma anche per il progetto del terminale LNG per il gas liquido.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud est andata in onda il 7 dicembre a Radio Radicale

SESELJ: LA PROCURA DEL TRIBUNALE INTERNAZIONALE CHIEDE IL RIENTRO IN CARCERE

Di Marina Szikora
Le iniziative giuste e la pressione orchestrata all'unanimita' hanno avuto il suo effetto positivo sull'ICTY, anche se la decisione del rilascio di Seselj, concordano tutti, non doveva nemmeno succedere. La procura dell'Aja ha chiesto che l'imputato Vojislav Seselj torni nel carcere di Scheweningen perche' il suo comportamento in liberta' compromette le basi della decisione del suo rilascio condizionato, e' stato comunicato dall'Aja. Ricordiamolo, il Tribunale aveva preso la decisione del rilascio temporaneo di Seselj argomentandola con la possibilita' che l'imputato avesse una cura adeguata nell'ambiente piu' adeguato, viste le condizioni della sua salute, ma garantendo al tempo stesso la sicurazza dei testimoni e l'intero processo giudiziario.Vojislav Seselj non tornera' pero' volontariamente all'Aja. Lo ha detto il vicepresidente dell'ultranazionalista Partito Radicale Serbo (SRS), Nemanja Sarovic e ha aggiunto che Seselj ha terminato il suo lavoro all'Aja: “Come e che cosa fara' prossimamente, chiedetelo ad Aleksandar Vucic e Tomislav Nikolic”, ha detto Sarovic, stretto collaboratore di Seselj.

Il premier croato, Zoran Milanovic, il quale ha cancellato la sua partecipazione alla riunione bilaterale dei capi di governo dell'Europa centrale e sudorientale con il premier cinese Li Keqiang, fissato per questo mese a Belgrado, ha dichiarato di aspettarsi che le autorita' serbe rispettino i loro obblighi e restituiscano l'imputato per crimini di guerra Vojislav Seselj all'Aja. Milanovic ha aggiunto che il suo desiderio, tutto il tempo, era quello di sentire Belgrado distanziarsi dalla retorica di odio costantemente diffusa da Seselj sin dal suo rilascio in liberta' provvisoria. “Non c'era bisogno di mostrare questi muscoli inesistenti” ha detto il premier croato precisando di aver soltanto voluto che la gente in Serbia prenda posizione per dire che quello che Seselj dice e' un male. “E' noto a tutti quanto io personalmente e il mio esecutivo ci stiamo impegnando per il rispetto delle minoranze in Croazia, soprattutto quella piu' vasta, la minoranza serba, e mi aspetto quindi almeno un minimo di correttezza e umanita' da parte di Belgrado, ma forse mi aspetto troppo” ha detto Milanovic.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 7 dicembre a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 7 dicembre


Corruzione

I dati del rapporto 2014 di Transparency international per la regione balcanica.

Albania
Le sanzioni di Mosca contro Tirana per l'importazione degli ortaggi dall'Albania.

Macedonia/Fyrom

Le proteste degli studenti contro la riforma dell'istruzione del governo Gruevski.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 7 dicembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

South Stream: la Russia ha confermato la fine del progetto; i timori e le ripercussioni nei Balcani; i possibili sviluppi geopolitici, dopo l'annuncio di un progetto alternativo che coinvolgerebbe Grecia e Turchia. L'analisi di Nicolò Sartori, responsabile di ricerca del Programma Energia dell'Istituto Affari Internazionali (dal sito www.affarinternazionali.it)

Turchia: dopo le recenti controverse dichiarazioni del presidente Erdogan anche il premier Davutoglu su esprime contro l'ugaglianza donna-uomo. L'opinione di Emma Bonino sullo stato della democrazia turca e i rischi di involuzione autoritaria.

Corruzione: la situazione dei paesi balcanici secondo il rapporto di Transparency International. 

Caso Seselj: dopo lo scandalo e le polemiche per la liberazione condizionata "per motivi di salute", il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia fa marcia indietro e dispone il rientro all'Aja del capo ultranazionalista serbo. 

Albania: la Russia decide l'embargo per i prodotti agricoli albanesi. 

Macedonia/Fyrom: le proteste studentesche contro la riforma dell'istruzione decisa dal governo Gruevsk.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

venerdì 5 dicembre 2014

MOLDOVA: TEST ELETTORALE NEL PAESE SCHIACCIATO TRA EUROPA E RUSSIA

Domenica 30 novembre si è votato Moldova per il rinnovo del parlamento. Un evento importante per la piccola repubblica ex-sovietica, il Paese più povero d'Europa, incuneata tra Romania e Ucraina, che si trova malgrado suo sulla "linea del fronte" dello scontro tra Russia e Occidente, ma è essa stessa divisa al suo interno tra chi guarda all'integrazione nell'Unione Europea e chi vorrebbe invece legarsi alla Russia. Per questo alla vigilia c'era chi valutava questo voto come un vero e proprio referendum sul futuro del Paese. La partecipazione è stata del 55.86%, ovvero inferiore di circa 10 punti percentuali rispetto alla tornata del 2010.

Il voto ha assegnato la vittoria alla attuale coalizione di governo, denominata Coalizione pro-europea, guidata dal premier Iurie Leancă, che ha ottenuto 55 dei 101 seggi del parlament di Chișinău. I restanti seggi sono stati divisi tra il Partito socialista, diventato a sorpresa il primo partito, e il Partito comunista: il primo sostenitore del legame con la Russia e della rinuncia all'accordo di associazione e libero scambio con l’Unione Europea, il secondo su posizioni più equidistanti e non pregiudizialmente ostile all'UE. Con una maggioranza così risicata è probabile che ora la formazione di un nuovo governo non sarà molto agevole.

La Coalizione europeista può vantare l'accordo con l'UE e la liberalizzazione dei visti Schengen, ma la crisi economica si fa sentire e l'embargo di Mosca sui prodotti agricoli conseguente all'accordo con Bruxelles non facilita le cose. Chisinau, inoltre, è fortemente dipendente dal gas russo. In soccorso dei pro-Europa potrebbero venire i comunisti in nome di un governo di unità nazionale che però avrebbe i suoi costi. Ci sono poi le tensioni nella regione della Gagauzia, dove è diffuso il sentimento filo-russo, e la irrisolta questione della Transdnistria.

Tutti questi fattori fanno di questo piccolo e povero Paese un teatro da seguire con attenzione, tanto più che la crisi Ucraina è tutt'altro che chiusa e anzi è sempre a rischio di esplodere nuovamente su vasta scala, e mentre continua il confronto muscolare tra Putin e l'Occidente.

Per un approfondimento delle elezioni in Modova e dei possibili scenari futuri

MOLDAVIA: Elezioni, tiene la maggioranza europeista. Comunisti e socialisti non sfondano
di Davide Denti - Eastjournal.net - 1 dicembre

MOLDAVIA: Un paese conteso tra Russia ed Europa
di Nicolò Bondioli - Eastjournal,net - 4 dicembre


giovedì 4 dicembre 2014

PUTIN CHIUDE SOUTH STREAM: "L'UE NON VUOLE IL NOSTRO GAS? ANDRA' AD ALTRI"

Vladimir Putin blocca South Stream: se l'Europa non vuole lo sviluppo del progetto, non sarà sviluppato, il gas russo sarà indirizzato verso altre regioni del mondo e l'Europa non riceverà queste forniture. Fine della storia. Per il capo del Cremlino è la Commissione europea ad aver bloccato il progetto a seguito delle sanzioni dopo la crisi in Ucraina. La Bulgaria, infatti, pressata da Bruxelles, non ha ancora autorizzato il passaggio della pipeline sul suo territorio. L'economia russa è in difficoltà e deve fare i conti con il calo del prezzo del petrolio, il crollo del rublo, i problemi di liquidità sui mercati internazionali e gli effetti delle sanzioni occidentali. Putin, però, da spregiudicato giocatore, rilancia e rovescia le responsabilità sull'UE che "non favorisce i suoi interessi economici e danneggia la nostra cooperazione”. I bulgari, anzi, "dovrebbero chiedere i danni all'Ue per i mancati guadagni che avrebbero con South Stream, 400 milioni di euro all'anno per il transito del gas".

Già in passato Putin aveva minacciato di bloccare la realizzazione di South Stream senza però mai fare passi concreti. Questa volta, invece, il presidente russo passa alle vie di fatto, e per il suo annuncio ha scelto non a caso Ankara dove si è recato in visita il 1° dicembre, per il periodico vertice bilaterale di alto livello con la autorità turche. Nella conferenza stampa congiunta con il premier turco Recep Tayyp Erdogan, Putin ha voluto annunciare che proprio la Turchia sarà uno dei primi Paesi “beneficiari” della nuova politica energetica russa con uno sconto del 6% e un aumento delle forniture di 3 miliardi di metri cubi. E non solo: Mosca annuncia un nuovo gasdotto lungo il confine greco-turco, “per approvvigionare i consumatori del sud Europa”, ovvero la crescente domanda turca. Secondo quanto dichiarato dal capo di Gazprom, Alexey Miller, si tratterebbe di una pipeline con una capacità annuale di 63 miliardi di metri cubi.

Bruxelles ha ribadito a più riprese che il progetto non è una priorità europea e che occorre invece puntare sul “Corridoio meridionale” e sulla diversificazione delle forniture. South Stream è un progetto da 16 miliardi di euro che riguarda direttamente l'Italia dato che Eni è il primo partner di Gazprom, insieme ai francesi di Edf e ai tedeschi di Wintershall. Ma proprio i vertici di Eni, fin dallo scoppio della crisi in Ucraina, avevano avvertito che il progetto aveva un futuro incerto. Nonostante i nuovi sviluppi l'Ue conferma che il prossimo incontro su South Stream già fissato per il 9 dicembre "avrà luogo a prescindere dall'annuncio della Russia di fermare il progetto". Il vicepresidente della Commissione europea per l'Unione dell'energia, Maros Sefcovic, sottolinea che "il panorama energetico sempre mutevole nell'Ue è una ragione di più per costruire un'Unione delle'energia resistente" dove "una delle priorità sarà la sicurezza energetica".

Per saperne di più
Putin chiude l’autostrada del gas di South Stream
di Nicolò Sartori
Pubblicato il 02/12/2014 su Affariinternazionali.It