giovedì 29 gennaio 2015

L'UCRAINA COME LA JUGOSLAVIA?

L'Ucraina di Putin e le possibili lezioni di Milosevic
Articolo di Davide Denti pubblicato su Aspenia Online

Chi ricorda la storia delle guerre di dissoluzione della Yugoslavia, e specialmente il contesto bosniaco, avrà assistito al conflitto del 2014 tra Russia e Ucraina con un sinistro sentimento di déjà vu. Come da copione, alla costruzione retorica del conflitto è seguita l’azione di gruppi paramilitari e truppe sotto copertura. Ma, nel caso ucraino, una soluzione al conflitto resta per ora preclusa.

In primo luogo, le basi del conflitto sono state poste attraverso la costruzione retorica dell’alterità e la narrazione dell’Ucraina come Paese diviso da una linea di faglia tra civiltà individuata in base alla differenza linguistica, secondo il modello teorizzato da Huntington già nel 1996. Nel contesto ucraino, etichette linguistiche e nazionali non coincidono (si conta che la maggior parte degli attivisti del Maidan comunicasse in russo) e non esiste alcuna frontiera chiara tra l’uso della lingua ucraina e di quella russa, che scolorano nell’area intermedia del surzhik. A tale complessità si è invece sostituita una narrazione basata sul modello etnonazionale - una lingua, un popolo, uno stato - fondato sul presupposto di inconciliabilità tra comunità differenti ed esclusive.

Dove, ed è stato così nella storia dell’Ucraina indipendente, non erano mai esistite tensioni tra comunità linguistiche o nazionali, tali tensioni sono state presunte e denunciate ex ante come violazione dei diritti dei cittadini ucraini di etnia russa. Vladimir Putin ha così recuperato e attualizzato la “dottrina Karaganov” rendendola però ben più minacciosa verso i suoi vicini. Sergei Karaganov, allora Consigliere del Presidente Boris Yeltsin, aveva sostenuto nel 1993 il diritto della Russia di intervenire nelle altre repubbliche post-sovietiche in caso di cattivo trattamento dei russi etnici, e lo stesso Yeltsin aveva proposto (senza successo) che ai russi etnici residenti fuori dalla Russia venisse garantito uno status superiore con diritti speciali, al di sopra di quelli delle altre minoranze nazionali.

Il passaggio dalla Rossijskaja Federacija, la federazione di tutti i popoli di Russia, al Russkij Mir, il mondo russo inteso in senso etnico e transnazionale, indica una trasformazione quantomeno retorica in senso etnonazionale. Una trasformazione non meno rilevante di quella che portò dalla “fratellanza ed unità” tra popoli della Yugoslavia titina al nazionalismo pan-serbo di Slobodan Milosevic.

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mercoledì 28 gennaio 2015

QUESTA SETTIMANA SU "RASSEGNA EST"



Articoli, analisi, grafici e multimedia: la settimana su Rassegna Est. 

Migliaia di cittadini, in Europa centrale e sud-orientale, hanno acceso mutui in franchi svizzeri. Le rate crescono. L’economia può risentirne. 

Un po' di cose su TsiprasUn nostro articolo, prima che si chiudessero le urne. La domanda è: sarà capace, Tsipras, di cambiare gli equilibri in Europa? E la Merkel teme più lui o il QE di Mario Draghi?   

Le Auschwitz che dividono Putin non va al settantesimo della liberazione del lager. Colpa dei contrasti russo-polacchi sull'Ucraina. Ma non è la prima volta che il tema dell'Olocausto alimenta conflittualità storiche e politiche.   

Budapest, piazza continuaCresce l’opposizione al governo di Viktor Orban, ma in parlamento manca un’opposizione credibile che possa approfittarne. 

Banca datiPrevisioni di crescita, fisco, competitività, export, import, grafici: tutto quello che c'è da sapere sulle economie dell'Est. 

Ucraina / 1 - Abisso a Kiev
Tra guerra nel Donbass e lotte intestine l'Ucraina spera nell’Occidente per non sprofondare. 

Putin ha Sputnik e Poroshenko Ukraine Today. Ora l’Ue vuole un canale in russo. La crisi a Kiev è anche una questione di giornalismo e manipolazione. 

martedì 27 gennaio 2015

27 GENNAIO: LA MEMORIA EBRAICA PER TUTTE LE VITTIME DEL MONDO E DELLA STORIA


Oggi si celebra il Giorno della Memoria. La data è quella in cui, nel 1945, l'Armata Rossa entrò nel campo di sterminio nazista di Auschwitz. Sono passati esattamente settant'anni. Oggi si ricorda lo sterminio e si onora la memoria dei milioni di ebrei e, insieme a loro, degli slavi, dei rom e sinti, dei prigionieri, dei dissidenti politici, dei disabili, degli omosessuali, di tutti coloro che furono messi a morte in maniera pianificata e sistematica e implacabile perché "subumani", "inferiori", “indesiderabili” non meritevoli di vivere. La Shoah è la pagina più abominevole e indicibile della storia dell'umanità. Non è l'unica, purtroppo, ma è unica nel modo con cui l'annientamento fu teorizzato, organizzato e realizzato dal Nazismo e dai suoi alleati: il culmine di una storia secolare di persecuzioni, pregiudizi e discriminazioni.

Lo scorso anno, il rabbino capo della Comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni, in un articolo sul quotidiano Il Tempo, ammoniva che l’ostilità antiebraica non si è esaurita con la Shoà, ma "continua in questo Paese oggi e si esprime in tante forme". Per questo, continuava Di Segni, "è necessario che la società vigili e ricordi, che denunci, che non ceda, che non minimizzi, che non assolva e che non si autoassolva", perché "non c'è bisogno di essere ebreo per essere oggetto di ostilità e di odio, basta essere in qualche modo solo un po’ diverso". E' per questo che l’insegnamento che deriva da quella tragedia non riguarda solo gli ebrei e fatti di 70 anni fa, ma "è un discorso attuale in una società che cambia e che si fa fatica e seguire nelle sue evoluzioni tumultuose e nei germi anche micidiali che può covare al suo interno".

Primo Levi, in un'intervista della Rai degli anni '70, ad un certo punto diceva: "Pochissimi oggi riescono a ricostruire, a ricollegare quel filo conduttore che lega le squadre di azione fasciste degli anni Venti in Italia [...] con i campi di concentramento in Germania - e in Italia, perché non sono mancati nemmeno in Italia, questo non molti lo sanno - e il fascismo di oggi, altrettanto violento, a cui manca soltanto il potere per ridiventare quello che era, cioè, la consacrazione del privilegio e della disuguaglianza [...] Il lager, Auschwitz, era la realizzazione del fascismo, era il fascismo integrato, completato, aveva quello che in Italia mancava, cioè il suo coronamento [...] Io, purtroppo, devo dirlo, lo so questo, non è che lo pensi, lo so: so che si possono fare dappertutto [...] Dove un fascismo - non è detto che sia identico a quello - cioè un nuovo verbo, come quello che amano i nuovi fascisti in Italia, cioè non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo gli stessi diritti, alcuni hanno diritti e altri no. Dove questo verbo attecchisce alla fine c'è il lager: questo io lo so con precisione".



Claudio Magris, nel discorso pronunciato al Quirinale in occasione della celebrazione del 27 gennaio 2009, spiegò come memoria significhi rapporto con la propria identità e consapevolezza non fanatica di quest'ultima: "La memoria è anche una garanzia di libertà; non a caso le dittature cercano di cancellare la memoria storica, di alterarla o distruggerla del tutto. Le tirannidi la deformano, i nazionalismi la falsificano e la violentano, il totalitarismo soft di tanti mezzi di comunicazione la cancella, con una insidiosa violenza che scava paurosi abissi fra le generazioni. La memoria ebraica può parlare a nome di tutte le vittime del mondo e della storia. La memoria guarda avanti; si porta con sé il passato, ma per salvarlo, come si raccolgono i feriti e i caduti rimasti indietro".

Memoria, dunque, non semplice ricordo e rituale celebrazione; memoria come coscienza di sé, della propria storia e del proprio futuro; memoria viva come strumento di conoscenza perché, come disse Primo Levi, "se comprendere è impossibile, conoscere è necessario".

lunedì 26 gennaio 2015

LA CRISI ECONOMICA FAVORISCE I NAZIONALISMI IN EUROPA

Di Marina Szikora
Il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, nell'edizione del 15 gennaio 2015 ha pubblicato un articolo in cui l'ex ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer scrive che le conseguenze della crisi finanziaria hanno contribuito alla rinascita del nazionalismo in Europa. Un tale sviluppo della situazione, secondo Fischer, nuoce all'Ue e la politica deve offrire finalmente qualcosa che sara' in grado di contrastarlo. Fischer afferma che si scorge la fine della crisi dell'euro e che almeno i mercati finanziari si sono calmati nonostante il fatto che il cambio della valuta sta affondando e l'economia nei paesi meridionali dell'Ue in crisi sta stagnando. L'intera zona euro soffre perche' praticamente o quasi per niente non vi e' crescita e perche' vi e' la minaccia di deflazione, scrive l'ex ministro tedesco. Vista l'evidente incapacita' dell'Eurogruppo di porre finalmente fine alla crisi che dura da anni o di offrire ai paesi colpiti qualcosa di simile alla prospettiva di crescita, piuttosto che offrire appelli rituali e una dura politica di risparmio, non sorprende il fatto che in molti paesi membri dell'Ue sta scomparendo la pazienza per la politica di risparmio. Dallo spazio politico, avverte Fischer, arriva la minaccia di una grande catastrofe per il progetto europeo.

Uno scatto potrebbe essere nuovamente la Grecia. Come lo si poteva aspettare, il parlamento di Atene non e' riuscito ad eleggere il nuovo presidente con la maggioranza di due terzi. Il parlamento e' quindi stato sciolto e adesso, il 25 gennaio ci saranno le nuove elezioni alle quali c'e' il grande rischio dell'arrivo di Syriza al potere, il partito dei socialisti di sinistra. A condizione di vincere e di non voler fare il grande broglio elettorale. Syriza quindi deve insistere sui nuovi negoziati relativi al ricompenso degli aiuti finanziari della Troika, vale a dire dell'Ue, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale. Nel caso che i negoziati falliscano, il governo di Syriza dovra' intraprendere misure unilaterali, spiega Fischer. Precisa che il controverso favoreggiato delle elezioni greche, Cipras da settimane e' in contatto con Berlino, Parigi e con la Banca europea centrale. I colloqui con il capo della Coalizione della sinistra radicale si conducono anche attraverso il segretario di stato Asmussen che per questo non ha nemmeno un mandato ufficiale. Ma gia' da adesso si puo' prevedere che i nuovi negoziati e concessioni dopo la vittoria elettorale di Syriza porteranno ad effetti di slavina nella zona di crisi meridionale dell'Ue e in Francia.


RESISTENZE NAZIONALISTE AL MERCATO EUROPEO DELL'ENERGIA

Di Marina Szikora
L'Unione Europea sta entrando nella lotta sull'energia con i governi nazionalisti. Cosi' un articolo dell'Economist britannico. In questo testo si rileva che secondo l'opinione della Commissione europea, l'energia dovrebbe scorrere liberamente ai membri dell'Ue e circolarvi liberamente tra di loro. Ma per quanto riguarda questo argomento, il commissario per l'energetica, Maros Sefcovic ha due avversari. Uno e' la Russia, che cerca di mantenere il forte controllo sulla fornitura del gas in Europa dell'Est. L'altro sono i governi nazionali dell'Ue e le compagnie nella loro proprieta'. A loro piace l'influenza che hanno sui mercati energetici nazionali ma non piace il fatto che il traffico transconfinale del gas e dell'energia elettrica erode questa influenza, scrive l'Economist. Osserva che l'Ue con la Russia ha raggiunto un certo avanzamento. Finora, quest'inverno ha evitato il blocco della fornitura di gas. La Slovacchia di Sefcovic e' stata sollecitata di mandare il gas all'Est, in Ucraina, il che ha capovolto la direzione consueta della fornitura. L'Ue preme l'Ucraina di riformare il suo settore energetico, e soprattutto di introdurre i misuratori del gas al confine con la Russia, piuttosto che appoggiarsi sui misuramenti ai distributori in paese. Molti vedono l'insufficienza dei misuratori come la fonte principale della corruzione, prosegue il giornale britannico. Precisa che la Commissione ha proclamato che il South Stream nella sua forma primaria sia illecito: non e' permesso che la stessa compagnia si occupi della manutenzione del gasdotto e possiede il gas che ci trascorre.

LE REAZIONI RUSSE AL RISULTATO DELLE PRESIDENZIALI IN CROAZIA

Di Marina Szikora
Sulle recentissime elezioni presidenziali in Croazia e la vittoria della prima donna presidente croata, Kolinda Grabar Kitarovic si parla anche in Russia. Cosi' in una intervista per il giornale russo 'Vjesnik', sulle prospettive delle relazioni tra Croazia e Russia, relative alla elezione della nuova presidente, parlano prominenti esperti russi. Cosi' Georgij Engeljgardt, collaboratore dell'Istituto per la slavistica presso l'Accademia delle scienze russa ha sottolineato due ragioni cruciali nella cui ottica (negativa) sono le aspettative relative alle relazioni croato-russe dopo la vincita di Kolinda Grabar Kitarovic a presidente della Croazia. “Come primo, Kolinda Grabar Kitarovic appartiene al partito HDZ che ha fondato la Croazia moderna. Gli elementi chiave di questo partito sono sempre stati l'orientamento verso gli Stati Uniti e la Germania. Secondo, la sua carriera professionale e' collegata inseparabilmente agli Stati Uniti e le strutture euroatlantiche” afferma questo analista e constata che non ci sono quindi le basi per cambiamenti. Soprattutto nelle condizioni del peggioramento delle relazioni tra l'Ue e la Russia e lo sviluppo attivo del progetto petrolifero e di gas in Croazia (LNG terminal sull'isola di Veglia) che sia gli Stati Uniti che l'Ue promuovono come l'alternativa alla collaborazione con la Russia, afferma Georgij Engeljgardt. Ha espresso preoccupazioni di ancora maggiori problemi per gli investimenti russi in Croazia. Come esempio ha menzionato il caso INA che rimarra' definitivamente chiuso per Rosneft e Gazprom. Ha rilevato inoltre “una certa spietatezza nell'attuazione della comune politica europea di sanzioni”. In ogni caso a Zagabria guardano unanime alla dura linea verso la Russia, afferma l'esperto russo e per questo non bisogna aspettarsi delle particolari differenze tra i partiti a tal proposito. Ci potrebbe invece essere una critica piu' attiva nei confronti della presenza russa nella regione (Bosnia Erzegovina, Serbia) da parte di Zagabria e una maggiore contrapposizione verso la Russia. Questo molto probabilmente potrebbe riguardare la Bosnia e Zagabria potrebbe influenzare la posizione dei croati bosniaci, richiedendovi una lotta insieme al presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik. Ivo Josipovic come politico croato era pienamente neutrale verso la Russia, valuta l'esperto russo.


"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 25 gennaio


Albania
La situazione economica del paese è uno dei principali terreni di scontro tra la maggioranza di centri-sinistra che sostiene il governo di Edi Rama e l'opposizione guidata dal sindaco di Tirana, Lluzim Basha, leader del Partito Democratico.

Cooperazione multilaterale
Il vertice tra i ministri degli Esteri di Italia, Albania e Serbia che si è svolto a Roma nei giorni scorsi.

Kosovo
Le relazioni e la cooperazione bilaterale con l'Italia al centro dell'incontro tra la presidente kosovara Atifete Jahjaga e la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini.

domenica 25 gennaio 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 25 gennaio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

La puntata odierna si apre con le parole di Primo Levi in occasione del "Giorno della memoria" della Shoah per non dimenticare che quella tragedia è pronta a materializzarsi di nuovo, seppure non in quelle dimensioni, nell'intolleranza e nel razzismo che si manifestano nella nostra società contemporanea.

Gli argomenti della trasmissione 

Europa: la crisi economica favorisce e alimenta i nazionalismi; le considerazioni dell'ex ministro degli Esteri tedesco Joshcka Fischer in un articolo pubblicato dalla Suddeutsche Zeitung.

Energia: l'Unione Europea avrebbe bisogno di un mercato unico dell'energia ma deve vedersela con il nazionalismo dei Paesi fornitori, come la Russia, e anche con quello di alcuni Paesi membri.

Albania: la situazione economica è uno dei principali terreni di scontro tra il governo di centro-sinistra di Edi Rama e l'opposizione guidata dal sindaco di Tirana Llulzim Basha

Italia-Balcani: le relazioni trilaterali tra Roma, Tirana e Belgrado in un vertice alla Farnesina tra i rispettivi ministri degli Esteri

Kosovo: la cooperazione bilaterale con l'Italia in un incontro tra la presidente Atifete Jahjaga e la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.

Infine si parla di libertà di stampa, diritto all'informazione dei cittadini e tutela dei giornalisti, temi divenuti di stretta attualità dopo la strage di Charlie Hebdo: mercoledì 28, con un seminario al Parlamento europeo si conclude il progetto europeo "Safety Net for Europea Journalist" promosso e coordinato da Osservatorio Balcani e Caucaso. Se ne parla con un'intervista a Luka Zanoni direttore della testata giornalistica di Obc.

La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



#GRECIA2015: SPECIALE ELEZIONI

Uno Speciale di Passaggio a Sud Est per capire che Paese e con che spirito e quali aspettative i cittadini greci vanno alle urne oggi per elezioni anticipate (provocate dallo scioglimento del Parlamento in seguito alla mancata elezione del presidente della repubblica) che in base a tutti i sondaggi vedrà la vittoria di Syriza, la "Coalizione della sinistra radicale", guidata da Alexis Tsipras.

Quali sono i possibili scenari dopo il voto; quali saranno le possibili conseguenze sul resto dell'Unione Europea e sulla moneta unica; quali effetti la vittoria di Syriza potrebbe avere sul rilancio della prospettiva federalista e democratica per l'Europa.

Interventi in trasmissione di: 

Elisabetta Casalotti, giornalista di Elefterotipia (in collegamento da Atene)
Dimitri Deliolanes, corrispondente dall'Italia della radiotelevisione greca Ert (in collegamento da Atene)
Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera,
Marco Cappato, dirigente radicale, consigliere del Gruppo radicale federalista europeo al Comune di Milano

Ascolta qui la trasmissione



venerdì 23 gennaio 2015

LIBERTA' DI STAMPA, DIRITTO ALL'INFORMAZIONE E SICUREZZA DEI GIORNALISTI IN EUROPA

Intervista a Luka Zanoni

Che cosa limita la libertà di stampa, l'indipendenza e la sicurezza dei giornalisti? E come si può difendere il diritto all'informazione dei cittadini? Sono le domande attorno alle quali si arricolerà un sminario pubblico nell'ambito in programma mercoledì 28 gennaio al Parlamento europeo a Bruxelles che fa parte e conclude un ampio progetto europeo a cui Osservatorio Balcani e Caucaso ha lavorato durante tutto il 2014 dal titolo "Safety Net for European Journalists".

Luka Zanoni, direttore della testata giornalistica di OBC, in questa intervista a Radio Radicale presenta il seminario del 28 gennaio e traccia un primo bilancio del progetto europeo.