martedì 15 aprile 2014

TRANSDNISTRIA: OSCE PUNTA SU RIPRESA NEGOZIATI A MAGGIO

Ma pesa l'incertezza della situazione in Ucraina e il conflitto sempre più aspro tra Kiev e Mosca

Lo stemma della Transdnistria
Mentre la diplomazia al lavoro per cercare di impedire che la situazione in Ucraina possa precipitare in una guerra civile, si cerca di disinnescare anche altri possibili focolai di conflitto nella regione, come quello della Transdnistria. Un nuovo round di negoziati per cercare di risolvere la questione tra la Moldova e la sua regione separatista, a maggioranza russa al confine con l'Ucraina potrebbe tenersi il prossimo maggio. E' quanto ha dichiarato alla France Presse l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), che ha il compito di gestire i colloqui tra le due parti che si tengono nel formato 5+2 con la partecipazione di Moldova, Romania, Transdnistria, Ucraina e Russia, con l'Unione Europea e gli Stati uniti nel ruolo di osservatori. "Speriamo veramente di decidere la prossima settimana una sessione di negoziati a maggio", ha detto Jennifer Brush, capo della missione Osce in Moldova.

La Transdnistria, una striscia di territorio a est del fiume Dnestr, stretta tra Moldova e Ucraina. La regione, che faceva parte della Repubblica Socialista Sovietica Moldava (una delle repubbliche che componevano l'Unione Sovietica), dichiarò unilateralmente la propria indipendenza il 2 settembre del 1990. Dal marzo al luglio 1992 la regione fu teatro di un conflitto armato terminò con un cessate il fuoco, garantito da una commissione tripartita tra formata da Russia, Moldavia e Transdnistria, e la creazione di una zona demilitarizzata comprendente 20 località a ridosso del fiume Dnestr. Di fatto la Transdnistria oggi uno stato indipendente non riconosciuto però dai Paesi membri dell'ONU, nemmeno dalla Russia, anche se Mosca ne ha fatto un suo satellite. Il governo ha sede nella città di Tiraspol. Il 18 marzo scorso ha chiesto l'adesione alla Russia in seguito all'annessione unilaterale della Crimea. Interrotto per sei anni, il dialogo è ripreso nel 2010, ma il nuovo ciclo di negoziati che avrebbe dovuto aver luogo in questi giorni non c'è stato.

La rappresentante dell'Osce in Moldova ha spiegato che che la mancata effettuazione del nuovo ciclo di colloqui è stato dovuto a una legge moldava che avrebbe danneggiato l'industria della Transdnistria. "Questa legge è stata ritirata e non c'è dunque ragione per cui un nuovo ciclo negoziale non abbia luogo", ha affermato il capo della missione Osce che ha però anche riconosciuto che l'instabilità nella vicina Ucraina e il conflitto tra Kiev e Mosca rappresentano un fattore d'incertezza nel processo negoziale. Tuttavia "noi stimiamo che le due parti, i mediatori e gli osservatori, siano per il proseguimento dei negoziati, quindi ritengo che non ci saranno ostacoli", ha detto ancora Brush.


domenica 13 aprile 2014

PROSEGUE IL VIAGGIO LUNGO LA EX CORTINA DI FERRO

Prosegue il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex “cortina di ferro”, dal Baltico all'Adriatico, per scoprire come è cambiata questa parte di Europa 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino.

Foto di Ignacio Maria Coccia
 Dopo Lubecca, l'unica città dell'allora Germania ovest che toccava fisicamente la cortina di ferro, il “Checkpoint Alpha”, principale valico di frontiera fra le due Germanie, e la Berlino attuale con la sua memoria del muro , il viaggio prosegue verso sud, verso la Baviera, la Repubblica Ceca e l’Austria, nelle zone dove la Nato si attendeva l’eventuale invasione dei carri armati dell’Armata Rossa.

Ascolta qui l'intervista a Matteo Tacconi




Foto Ignacio Maria Coccia
Vienna e Bratislava, una volta divise dal confine che separava l'Europa tra l'occidente atlantico e l'oriente sovietico, sono oggi unite dalla comune appartenze all’Unione Europea. A Gmund, in Austria, si sfruttano le bellezze neturalistiche e le acque termali, mentre subito al di là della frontiera pullulano casinò, pensioni un po’ dubbie, sexy shop e “asian market”, in una sorta di Tijuana mitteleuopea. Rispetto alla Germania, riunificata dopo la caduta del muro di Berlino, tra Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca si avverte di più la presenza di un confine anche se oggi del tutto aperto grazie agli accordi di Schengen. Più sfumata invece, rispetto alla Germania, la memoria della cortina e della divisione determinata dall'appartenenza ai due sistemi politici che si contrapponevano in Europa.

Ascolta qui l'intervista a Matteo Tacconi




Per ritrovare tutte le puntate, a partire dall'intervista di presentazione del viaggio, vai alla pagina speciale sul sito di Radio Radicale


Il sito ufficiale del viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia

giovedì 10 aprile 2014

IL PRESIDENTE DELLA SERBIA FERMAMENTE CONTRARIO AD OGNI RICONOSCIMENTO DEL KOSOVO

Di Marina Szikora
Dopo la formazione del nuovo governo serbo, non ci sara’ nessun cambiamento nel dialogo con Priština, ha assicurato il capo dello stato serbo, Tomislav Nikolić in una lunga intervista al quotidiano austriaco ‘Die Presse’. Ma se l’Unione Europea decidera’ di accogliere la Serbia senza il Kosovo in quanto sua parte integrale, allora cio’ vuol dire che l’UE non vuole nemmeno la Serbia tra i suoi stati membri, e’ l’opinione del presidente Nikolić. Significherebbe che l’UE non accoglierebbe la Serbia nella forma in cui questo paese e’ membro delle Nazioni Unite, avverte Nikolić e risponde cosi’ al giudizio che nel momento dell’ingresso della Serbia nell’UE le divergenze sullo status del Kosovo potrebbero diventare un problema relativo al territorio con il quale la Serbia aderirebbe all’Unione. “Ai nostri diplomatici abbiamo acconsentito di partecipare alle conferenze alle quali sono invitati anche gli albanesi kosovari. Siamo pronti a dare al Kosovo una vasta autonomia, ma non di piu’. L’indipendenza del Kosovo non la possiamo riconoscere quali che siano le conseguenze”, ha ribadito Nikolić ricordando che molti stati membri delle Nazioni Unite non hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo.

Per quanto riguarda la domanda se la Serbia riconoscera’ l'annessione della Crimea da parte della Russia, il capo dello stato  serbo ha risposto che la Serbia ha relazioni molto buone sia con l’Unione uropea che con la Russia. La Serbia, secondo Nikolić, non puo’ fare a meno dell’UE ed e’ per questo che si impegna a diventarne stato membro, ma al tempo stesso, la Serbia non puo’ nemmeno senza la Russia poiche’ il mercato che offre la Russia e’ molto importante per la Serbia. “Non ci intrometteremo nella politica dei grandi e ci impegniamo per il rispetto del diritto internazionale e per uguali regole per tutti”, ha precisato il presidente serbo. Secondo Nikolić adesso saremo testimoni di ulteriori tendenze separatiste anche in Europa.

Ha ricordato inoltre che gli stati europei, contrariamente al diritto internazionale, nel 1999 insieme agli Stati Uniti hanno bombardato la Serbia e ha aggiunto che la violazione dei diritti umani non rappresenta nessun “casus belli” rispetto a quello che e’ stabilito come base della civilizzazione moderna. Nikolić ha ricordato anche che centinaia di migliaia serbi sono stati uccisi da parte degli albanesi in Kosovo. Ma all’affermazione che in Kosovo sono state incendiate moschee e cacciati via oltre decine migliaia di persone da parte delle forze serbe, Nikolić valuta che si e’ trattato soltanto di pretesti per l’intervento. Rilevando di non voler giustificare i crimini di guerra, il presidente della Serbia ha ricordato pero’ che dal Kosovo sono stati cacciati via 200.000 serbi di cui 1300 sono considerati a tutt’oggi scomparsi. I responsabili per i crimini di guerra serbi si sono trovati davanti al Tribunale dell’Aja e molti sono stati condannati, ha detto Nikolić, mentre gli albanesi kosovari sono stati assolti soltanto perche’ i serbi possano essere considerati colpevoli.

Il testo è tratto dal testo della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

CROAZIA: AL VIA LA PRIMA GARA PUBBLICA PER LA RICERCA DI GAS NATURALE E PETROLIO NEL MARE ADRIATICO

Di Marina Szikora
Anche se in questa trasmissione ci occupiamo maggiormente di questioni politiche, niente mento importanti sono i temi economici, soprattutto quando si tratta di possibili investimenti stranieri nei singoli paesi dell'Europa sudorientale. Per il neo stato membro dell'Unione Europea, la Croazia, settimana scorsa si e' aperto un capitolo economico, o meglio energetico molto importante. Il ministro dell'Economia croato, Ivan Vrdoljak ha aperto ufficialmente la prima gara pubblica per il rilascio di permessi per l'esplorazione e la ricerca di gas naturale e petrolio nella parte croata dell'Adriatico. Durante una conferenza stampa sono stati presentati tutti i dettagli della gara ivi inclusi i presupposti legali che permettono l'esplorazione di giacimenti di idrocarburi sulla costa. L'obiettivo e' quello di assicurare le garanzie per gli investimenti in modo tale da rendere possibile che la Croazia diventi uno snodo energetico dell'intera regione.

Come spiegato dallo stesso ministro dell'Economia, la Croazia e' stata per anni in una situazione di stallo e adesso sono stati creati i presupposti per investimenti importanti nell'esplorazione e nella ricerca di idrocarburi. Va detto che i dati relativi alle potenzialita' di sfruttamento di idrocarburi sulla costa croata sono stati raccolti dalla compagnia norvegese Spectrum e precedentemente dalla compagnia petrolifera croata Ina e quindi messi tutti a disposizione agli investitori interessati. Alla presentazione della gara hanno preso parte i rappresentanti di una quarantina di compagnie. L'obiettivo e' quello di assicurare il rifornimento di energia e il gas meno costoso per i cittadini e per l'industria della regione. Secondo l'ambasciatore italiano a Zagabria, Emanuela D'Alessandro, in una intervista a proposito di questo gara rilasciata all'agenzia italiana 'Nova', la velocita' con la quale si sta portando avanti questo progetto dimostra il grande interesse del governo croato per gli investimenti esteri.

L'ambasciatore D'Alessandro ha precisato che la Croazia importa il 52 per cento del fabbisogno energetico del paese e il 70 per cento di petrolio e derivati. Ha ricordato inoltre che la maggior parte della costa croata e’ ancora inesplorate. La vicinanza geografica e culturale dei due paesi, Italia e Croazia, secondo l’ambasciatore italiano, potrebbero essere un vantaggio per le compagnie italiane a questo progetto. L’interesse e’ stato dimostrato, tra l’altro, da Eni ed Edison. Nella gara sono state individuate 29 aree di esplorazione, di cui 8 nell’Adriatico settentrionale e 21 in quello centrale e meridionale, la superficie varia dai 1.000 ai 1.600 chilometri quadrati. Si possono presentare progetti entro il 3 novembre mentre i primi contratti dovrebbero essere firmati nella primavera del 2015. Rune Eng, direttore della compagnia norvegese Spectrum la quale ha racolto i dati relativi alle potenzialita’ di sfruttamento di idrocarburi si e’ detto soddisfatto dall’interesse dimostrato dagli investitori all’acquisto di dati ma resta tuttavia cauto nella valutazione. Eng ha detto che ci sono “buone possibilita’ per trovare idrocarburi, ma per trovarli bisogna eseguire perforazioni che non sono state fatte negli ultimi 10 o 15 anni” ed e’ per questo difficile dire al momento se verranno trovati giacimenti interessanti.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

SERBIA: PROSEGUONO I COLLOQUI SULLA FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO

Di Marina Szikora
Secondo la legge serba, il nuovo Parlamento deve confermare il nuovo esecutivo entro tre mese dalle elezioni. La data dell’insediamento del Parlamento, ormai e’ confermato, sara’ il 16 aprile. Dopo questa data, il presidente Nikolić conferira’ con i rappresentanti dei partiti che faranno parte del nuovo parlamento e incarichera’ ufficialmente il nuovo capo del governo. Alla riunione dei vertici del partito vincente, del Partito serbo del progresso, tenutasi sabato scorso, il futuro premier, Aleksandar Vučić ha annunciato che il nuovo governo sara’ costituito il 25 o 26 aprile e che sara’ composto al massimo da 19 membri. Le priorita’ del nuovo governo, come ribadito da Vučić, saranno l’occupazione e il rafforzamento del settore privato. Vučić ha annunciato la necessita’ di risparmiare drasticamente nel settore pubblico ma ha promesso anche che le pensioni non saranno ridotte.

Lunedi’ intanto Vučić ha iniziato le consultazioni con i leader dei partiti che hanno oltrepassato la soglia elettorale. Il primo incontro e’ stato quello con il presidente dell’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina, Istvan Pasztor. Poi, martedi’ l’incontro con il leader del Partito socialista Ivica Dačić. E’ previsto anche l’incontro con i rappresentanti del Nuovo partito democratico, guidato dall’ex presidente della Serbia Boris Tadić. Tuttavia, Vučić ha detto che cio’ non significa che questo schieramento entrera’ sicuramente nella prossima coalizione governativa.

A fine incontro con Istvan Pastor, leader degli ungheresi di Vojvodina, lo stesso Vučić ha informato che all’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina e’ stato offerto di far parte del nuovo esecutivo.  Infatti, proprio su questo partito e il futuro ruolo nel governo serbo, il Partito serbo del progresso e’ stato unanime e senza alcuna divergenza interna. Per quanto riguarda altri partiti ed interlocutori, la situazione e’ diversa. “Desideriamo questa coalizione – ha detto Vučić – e desideriamo lavorare insieme”. Istvan Pastor da parte sua ha ribadito che il suo partito e’ pronto ad essere un partner nella soluzione dei problemi della Serbia e ha auspicato che il programma dell’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina possa essere parte del programma del prossimo esecutivo. Pastor si e’ detto soddisfatto dei colloqui e che l’invito da parte di Vučić lo considera come un riconoscimento al partito e la conferma che ne vale la pena essere onesti.

Il testo è tratto dal testo della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

Albania
La visita ufficiale del ministro degli Esteri Ditmir Bushati a Berlino, una settimana dopo quella del premier Edi Rama, per consolidare l'appoggio tedesco alla candidatura all'adesione all'Unione Europea, in vista del Consiglio europeo di giugno. La conferenza del Partito Popolare Europeo sull'integrazione dei Balcani nell'UE.

Macedonia/Fyrom
Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione favorevole all'integrazione della Macedonia nell'Unione Europea e nella Nato. La questione del nome ufficiale della repubblica ex jugoslava, che a causa del veto della Grecia, blocca l'adesione all'UE e all'Alleanza Atlantica, è entrata nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 13 aprile.

Kosovo
Fa discutere e provoca molte polemiche la proposta di istituire un Tribunale ad hoc per giudicare i crimini di guerra nella guerra del 1999 prima che il Parlamento sia sciolto per le elezioni anticipate ormai praticamente sicure ma la cui data non è stata ancora fissata ufficialmente.

PASSAGGIO A SUD EST

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 10 aprile 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Turchia: intervista a Emma Bonino sul terzo rapporto della Independent Commission on Turkey presentato a Istanbul il 7 aprile che, anche alla luce degli avvenimenti degli ultimi mesi, dopo aver sottolineato gli errori europei e indicato le responsabilità turche per lo stallo nei negoziati, ribadisce con forza la necessità di rilanciare la prospettiva di adesione all'Unione Europea. Emma Bonino sottolinea, in particolare, il dovere delle classi politiche di andare oltre le contingenze quotidiane e avere una visione strategica a medio-lungo termine nella quale inquadrare il processo di adesione.

Macedonia: nella campagna per la presidenziali del 13 aprile entra la questione della disputa ultra ventennale con la Grecia sulla questione del nome ufficiale della repubblica ex jugoslava che blocca l'adesione di Skopje alla Unione Europea e alla Nato. Intanto il Congresso Usa vota una risoluzione a favore dell'adesione della Macedonia all'Alleanza Atlantica.

Albania: la visita a Berlino del ministro degli Esteri Ditmir Bushati una settimana dopo quella del premier Edi Rama per consolidare il sostegno tedesco per l'ottenimento della candidatura all'adesione all'Unione Europea al prossimo Consiglio europeo di giugno.

Kosovo: mentre il presidente serbo Tomislav Nikolic ribadisce il no al riconoscimento dell'indipendenza, a Pristina fa discutere la proposta di istituire un tribunale ad hoc sui crimini di guerra commessi dagli albanesi durante il conflitto del 1999 prima delle elezioni anticipate ormai sicure (anche se ancora non è stata fissata la data del voto).

Croazia: l'Adriatico nasconde forse importanti giacimenti di gas e petrolio e il governo di Zagabria, che non vuole lasciarsi sfuggire questa importante risorsa energetica ed economica, ha bandito la prima gara pubblica per appaltare le ricerche nei propri fondali.

Nella puntata si parla anche di una recente conferenza del Partito popolare europeo sul processo di integrazione europea dei Balcani.

Prosegue, infine, il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex cortina di ferro per raccontare come è cambiata la fetta di Europa dove correva la frontiera tra il blocco sovietico e il "mondo libero" 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino: dopo la capitale tedesca il viaggio prosegue verso sud, verso la Baviera, la Repubblica Ceca e l'Austria, attraverso le zone di boschi e colline dove la Nato riteneva avrebbero attaccato gli eserciti del Patto di Varsavia nel caso in cui la "guerra fredda" fosse diventata calda.

La trasmissione, realizzata con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



sabato 5 aprile 2014

UNICEF: NUOVO RAPPORTO SULLA CONDIZIONE DEI MINORI ROM NELL'EX JUGOSLAVIA

DAL SITO DI UNICEF ITALIA: Dati approfonditi sulla condizione dei bambini Rom in Serbia, Bosnia e Macedonia: lo scarso accesso ai servizi di base ostacola l'inclusione sociale, urgono politiche e fondi adeguati
Alla vigilia del terzo vertice della Commissione Europea sui Rom ("European Roma Summit") che si terrà domani, 4 aprile 2014, a Bruxelles, l’UNICEF lancia il rapporto "Realizing the Rights of Roma Children and Women" (Realizzare i diritti dei bambini e delle donne rom), che presenta dati su bambini e donne rom di Bosnia-Erzegovina, Macedonia (ex Repubblica Jugoslava) e Serbia

L’UNICEF richiede ai governi europei di porre stabilmente i bambini al centro delle politiche di inclusione dei Rom.

In tutta Europa sono stati fatti progressi per realizzare i diritti dei bambini e delle bambine rom, ma come emerge dal rapporto dell’UNICEF, ancora molti di essi devono affrontare povertà estrema, esclusione sociale e forme di discriminazione.

«È tempo che i governi europei traducano in realtà i propri impegni per i minori rom», dichiara Marie-Pierre Poirier, Direttore UNICEF per l’Europa Centrale e Orientale e per la Confederazione Stati Indipendenti (CSI). Porier ha sottolineato come quest’anno - in cui cade il 25° anniversario della Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza - sia l’occasione per valutare cosa è stato fatto e cosa resta ancora da fare nel cammino verso la realizzazione dei diritti dei bambini Rom.

«Le promesse ora devono trasformarsi in politiche sociali, e in risorse economiche per raggiungere direttamente i bambini rom, così che essi possano sviluppare il loro pieno potenziale. Una delle prime priorità dovrebbe essere raccogliere dati disaggregati sui bambini. Più dati avremo a disposizione, migliori saranno le politiche e i controlli a livello centrale e locale» ha aggiunto Poirier.
Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Serbia sono stati tra i primi Stati a raccogliere e a pubblicare dati disaggregati sui bambini rom. «Apprezziamo queste coraggiose iniziative e chiediamo agli altri governi di seguire quest’esempio», ha aggiunto il Direttore regionale dell'UNICEF.
L’UNICEF raccomanda che venga data priorità agli investimenti per i bambini e i ragazzi quale contributo necessario per una maggiore coesione sociale e uno sviluppo sostenibile in Europa, in linea con quanto sancito nella “Strategia 2020 per l‘Europa”.
Rom, tra diritti ed esclusione: i dati principali del rapporto
Malnutrizione: nei primi anni di vita, la percentuale di bambini in Bosnia-Erzegovina che risultano troppo bassi per la propria età (stunting) è di 1 su 5 fra i Rom, il doppio rispetto alla media nazionale (1 su 10).

La percentuale dei bambini rom tra i 6 e i 23 mesi che usufruiscono di un numero minimo di pasti regolari al giorno è più bassa della media nazionale: 60% dei bambini rom in Bosnia Erzegovina (rispetto al 72% dei non rom) e il 72% in Serbia (rispetto alla media nazionale dell'84%). 
In tutti e tre i paesi esaminati, i bambini rom hanno molte più probabilità di nascere sottopeso rispetto agli altri bambini. I bambini rom sotto i 5 anni hanno più probabilità degli altri di crescere sottopeso e di soffrire di malnutrizione acuta o cronica. 

In Serbia, solo l’8% dei bambini rom tra i 3 e i 4 anni riceve un’istruzione pre-scolare rispetto al 44% degli altri bambini. 

In Serbia, i genitori rom che hanno un’istruzione secondaria o superiore, hanno il doppio delle probabilità di prendersi cura responsabilmente dei figli, rispetto a genitori che non sono mai andati a scuola. Quando i genitori sono più istruiti, sono anche più coinvolti nella crescita dei propri figli, con effetti positivi sulla sopravvivenza, la crescita e lo sviluppo dei bambini.

In Macedonia, il 35% delle ragazze rom frequenta la scuola secondaria, rispetto alla media nazionale dell'84%.

Nei 3 paesi considerati, le famiglie rom hanno meno probabilità di avere servizi igienici o un luogo idoneo per lavarsi le mani, e più probabilità di usare legna per cucinare rispetto alla media nazionale.

Le madri rom che affermano di aver registrato i figli all'anagrafe, ma di non essere in grado di esibire un certificato di nascita sono il 20% in Bosnia-Erzegovina e il 35% in Macedonia e Serbia.
Matrimoni precoci: il 15-16% delle donne rom di età compresa tra i 15 e i 49 anni in Bosnia-Erzegovina e in Serbia, e il 12% di quelle in Macedonia, si sono sposate prima dei 15 anni: tassi enormemente superiori rispetto all'analogo dato medio nazionale (1%). Metà delle donne rom di età compresa tra 20 e 24 anni si sono sposate prima dei 18 anni in tutti e tre i paesi (cinque volte più della media nazionale). 

Gravidanze precoci: il 40% delle ragazze rom tra 15 e 19 anni in Serbia ha partorito o è rimasta incinta, rispetto al 4% delle ragazze non Rom. Il tasso di gravidanze precoci è del 31% fra le giovani rom in Bosnia-Erzegovina e del 18% in Macedonia. 

In Macedonia e Serbia 4 bambini rom su 5 subiscono punizioni corporali rispetto a circa il 70% tra i non Rom, mentre in Bosnia-Erzegovina i livelli sono inferiori al 60% per entrambi i gruppi di riferimento. In tutti e tre i paesi, fra i Rom, i maschi subiscono più spesso punizioni corporali rispetto alle ragazze.  

In tutti e tre i paesi esaminati, la percentuale di neonati allattati al seno entro un'ora dalla nascita è più bassa di quanto sarebbe auspicabile, ma è comunque superiore fra i Rom che non fra i non Rom: riguarda la metà dei neonati rom in Bosnia-Erzegovina, il 39% in Macedonia, il 10% in Serbia.

Anche i tassi di allattamento al seno fino a uno o due anni di vita risultano più alti tra i bambini rom in tutti e tre i paesi, rispetto agli altri bambini. In Bosnia-Erzegovina la quota di bambini che sono allattati al seno adeguatamente rispetto alla loro età sono il 40% fra i Rom rispetto alla media nazionale del 18%; in Macedonia il tasso è del 43% fra i Rom rispetto al 22% nazionale.

venerdì 4 aprile 2014

E' INIZIATO IL VIAGGIO LUNGO LA EX CORTINA DI FERRO

E' iniziato il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex “cortina di ferro”, dal Baltico all'Adriatico, per scoprire come è cambiata questa parte di Europa 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino. 

Foto Ignacio Maria Coccia
Matteo Tacconi, in questa seconda intervista per Radio Radicale dopo quella di presentazione del viaggio, racconta di Lubecca, l'unica città della Germania ovest che toccava fisicamente la frontiera con la Germania est e la cortina di ferro e dove il centro storico ancora racconta i tempi gloriosi della Lega Anseatica. Lì c'è Schlutup, il sobborgo dove sorgeva la più settentrionale delle dogane disposte lungo la frontiera tra le due Germanie. Sul fiume Trave, c'è Travemunde, località di villeggiatura dove il primo tratto di cortina segnava il confine tedesco-tedesco. Poi ancora, il Checkpoint Alpha, il principale valico di frontiera fra le due Germanie, e la Berlino di oggi dove, da Potsdammerplatz alla campagna del Brandeburgo, le memoria del muro ha accompagnato i grandi cambiamenti che la città ha vissuto nell'ultimo quarto di secolo.





Ascolta qui l'intervista




Il sito ufficiale del viaggio

giovedì 3 aprile 2014

A SARAJEVO UNA CONFERENZA CONTRO LE VIOLENZE SESSUALI NEI CONFLITTI ARMATI

di Marina Szikora
La settimana scorsa, a Sarajevo, si e' svolta una conferenza internazionale importante dedicata alla prevenzione delle violenze sessuali nei conflitti armati. Come luogo dello svolgimento di questo evento, la scelta di Sarajevo e' stata molto significativa, in quanto citta' simbolo delle sofferenze della sanguinosa guerra degli anni novanta. Partecipanti di questa conferenza sono stati il ministro degli esteri britannico William Hague, la sua collega croata Vesna Pusić e l'attrice Angelina Jolie. La ministro degli Esteri ed affari europei Vesna Pusić vi ha partecipato in qualità di copromotorice dell'iniziativa per l'approvazione di una Dichiarazione delle Nazioni Unite per la prevenzione delle violenze sessuali nei conflitti armati. Hague, Pusić e Jolie hanno avvertito che tutt'oggi in giro per il mondo milioni di persone sono sottoposti a violenze brutali che distruggono la loro dignita' e lasciano conseguenze permanenti, piu' difficili da superare rispetto a tutti i danni materiali che portano le guerre. Hanno chiesto soprattutto maggiore ruolo delle forze internazionali di pace per ostacolare le violenze sessuali e gli stupri nelle zone di guerra.

Va sottolineato che proprio William Hague ed Angelina Jolie sono stati quelli che si sono maggiormente impegnati su questo tema trovando motivo proprio nelle guerre dell'ex Jugoslavia in cui ci sono state decine di migliaia di donne violentate mentre soltanto alcune decine di colpevoli di questi orrendi crimini sono stati portati a rispondere davanti ai tribunali. Angelina Jolie fu insignita nel 2012 della cittadinanza onoraria di Sarajevo dopo che nel 2011 aveva partecipato alla realizzazione di un lungometraggio dedicato proprio alla violenza sulle donne durante la guerra in Bosnia.Vogliamo aiutare la Bosnia Erzegovina a superare le dolorose eredita' del passato, ha detto il ministro britannico Hague aggiungendo che l'obiettivo e' quello di ostacolare la ripetizione di tali crimini in tutto il mondo. La ministro Pusić da parte sua ha espresso forte sostegno alla lotta contro le violenze sessuali nelle guerre rilevando che questi crimini devono essere chiaramente definiti e trattati come crimini di guerra e cosi' devono anche essere puniti. Secondo Pusić, gli stupri di guerra sono forse l'arma piu' efficace delle pulizie etniche. Va detto anche che in Croazia recentemente e' stata presentata la proposta di legge sui diritti delle vittime di violenze sessuali durante la guerra degli anni novanta che definisce queste violenze come crimini di guerra senza prescrizione.

Sempre durante la sua visita a Sarajevo, la ministro degli esteri ed affari europei Vesna Pusić ha avuto anche l'incontro bilaterale con il suo collega bosniaco Zlatko Lagumdžija. I due ministri continueranno a cercare un nuovo approccio di adesione della Bosnia all'UE a fin di accelerare il cammino di eurointegrazione che da tempo e' bloccato. Lagumdžija ha qualificato la ministro croata come “promotore del futuro europeo della Bosnia Erzegovina” e in questa ottica si valuta anche l'iniziativa croata verso una nuova strategia per l'adesione del Paese all'UE. Un nuovo approccio e' necessario ma al tempo stesso la Bosnia deve mostrare prontezza e fermezza nell'attuazione delle indispensabili riforme, hanno valutato Vesna Pusić e il presidente del Consiglio di ministri della Bosnia Vjekoslav Bevanda.

Pusic ha ribadito che all'interno dell'Unione ci sara' un processo di consultazioni alle quali si potrebbe stabilire una posizione relativa ad un possibile approccio piu' attivo nei confronti della Bpsnia. Bevanda ha detto che il suo paese non chiede l'abbassamento dei criteri per l'adesione all'UE, nessun sconto e la Bosnia e' intenzionata a fare i compiti a casa ma il desiderio e' quello di aprire la prosepettiva europea che attualmente si trova in stato di blocco. Secondo Vesna Pusić, la Croazia ha interesse a vedere la Bosnia, paese vicino, come stabile e in pace. Il tema dell'allargamento dell'Ue sui Balcani occidentali, ha ribadito Pusić, e' molto importante, soprattutto nei rapporti geopolitici attuali. L'approccio attuale dell'Ue secondo il quale la Bosnia Erzegovina deve adempiere ad alcune condizioni molto impegnative prima di avanzare sul percorso europeo, non ha dato finora nessun frutto.